“Generazione voucher” – Le interviste complete


Ecco le interviste complete dell’auto-inchiesta “Generazione voucher” – Piccolo viaggio nel mondo della precarietà.

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1) Nassi – ragazza

-Quanti anni hai? 24.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? Da 6 anni.

-Stai seguendo un corso universitario? No.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? No.

Quanti lavori hai fatto? 10.

-In che settori? Animazione, ristorazione, coi bambini, pulizia.

-Che tipi di contratto hai avuto? Solo all’ultimo lavoro, contratto a tempo indeterminato.

-Sei mai stata pagata con i voucher? Quasi sempre.

-Cosa ne pensi? Che forse è più dignitoso essere pagato in buoni pasto per far la spesa.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Spesso quando mi annunciavano che mi avrebbero pagato in voucher a fine settimana venivo pagata per metà in nero. Quando sono stata pagata in nero invece ho ricevuto una media di 5 euro l’ora (una volta anche 3.50 per 7 ore lavorative no stop).

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Purtroppo è un dato di fatto. Piuttosto che non avere nulla ci si accontenta quando si ha bisogno di soldi.

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Rifiutare tutti insieme di essere pagati in nero organizzando una ronda anti-sfuttamento quantomeno per i negozi/locali nel centro di Milano (quelli che sfruttano di più i giovani).

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Totalmente estraneo.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? I miei genitori sono partiti da zero venendo a vivere a Milano. Conto solo sui miei risparmi.

-Cosa pensi del Primo Maggio? Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Che vorrei vedere in piazza con me persone come il mio attuale datore di lavoro, una persona corretta e sempre rispettosa. Non ci vuole tanto e rispettare i dipendenti, e forse lui ha tanto da insegnare a persone che come me hanno accettato per tanto tempo qualsiasi tipo di offerta lavorativa. Ma soprattutto ha tanto da insegnare a chi sfrutta giovani e meno giovani in questa città.

2) Cecilia – ragazza

-Quanti anni hai? 20 anni.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 6 mesi.

-Stai seguendo un corso universitario? Sì.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Sì, a Milano si trova lavoro. Il problema qui non sta a un livello quantitativo ma qualitativo.

-Quanti lavori hai fatto? 3.

-In che settori? Baby-sitting, cameriera in ristoranti e catering, volantinaggio.

-Che tipi di contratto hai avuto? Mai avuto contratto.

-Sei mai stata pagata con i voucher? Sì, vengo pagata in voucher.

-Cosa ne pensi? In nero si guadagna di più, aldilà del baby-sitting soprattutto in contesti a chiamata (come possono essere appunto i catering).

-Hai riscontrato violazioni palesi? Mai.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Penso che la forma lessicale “meglio…che…” sia un palese indicatore di malessere sociale e psicologico.

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? 1 fare analisi 2 fare autocritica 3 narrarsi 4 mettere in crisi i poteri che ci confinano a una vita di precarietà e di “meglio…che…”.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Estraneo.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Assolutamente sì.

-Cosa pensi del Primo Maggio? Giornata fondamentale per le rivendicazioni in campo lavorativo ancora oggi, comunque uno scenario che dovremmo sfruttare di più.

-Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Ciò che dovrebbe essere innovato più che il Primo Maggio in sé è l’approccio che il movimento ha assunto nelle piazze. Ormai, soprattutto per i più giovani, il corteo a un ruolo ripetitivo, statico. Dovremmo essere capaci di trovare la dinamicità che rispecchi questi tempi e rivalutare le modalità. Tendiamo rispondere a un immaginario troppo ristretto, anche per noi stessi militanti. In queste tradizionali forme di protesta tendiamo spesso a snaturare il nostro stesso essere studenti, lavoratori, genitori, compagni, manifestanti.

3) Martina – ragazza

-Quanti anni hai? Sono una ragazza di 20 anni.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? Due anni fa mi sono diplomata al liceo delle Scienze Umane

-Stai seguendo un corso universitario? Da allora studio Sociologia all’Università Bicocca di Milano.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Dipende: i lavoretti temporanei sì, il lavoro fisso a tempo indeterminato no.

-Quanti lavori hai fatto? Ho svolto 6 lavori in 4 diversi settori: babysitter/aiuto compiti, volantinaggio, cameriera e segretaria.

-Che tipi di contratto hai avuto? Non ho mai avuto un contratto, sono sempre stata pagata o in nero o con i voucher.

-Sei mai stata pagata con i voucher? Essere pagata in voucher non mi piace perché il guadagno non corrisponde alle ore di lavoro realmente svolte; permette al datore di lavoro di non farmi un contratto ma essere comunque tutelato; rende precari a vita, non sai se e quando verrai richiamato indipendente dalla tua prestazione lavorativa.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? È una frase vera, soprattutto se si ha una famiglia da mantenere, ma non bisogna piegarsi a questa nuova forma di precarietà in cui ci costringono a vivere.

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Servirebbe un’azione collettiva da parte dei precari attraverso il loro diritto di manifestare, guidati e spronati da un Sindacato (ma di quelli con la S maiuscola).

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Sento il sindacato come qualcosa di veramente estraneo.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Secondo me sì, nei periodi di grande incertezza lavorativa si è costretti a “rompere il salvadanaio”.

-Cosa pensi del Primo Maggio? È una data storicamente molto importante che ha purtroppo perso il suo significato e il suo valore.

-Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Andrebbe assolutamente innovato, facendo riavvicinare i giovani lavoratori, che attualmente sono i più colpiti dal mondo della precarietà e dell’incertezza, attraverso piccole mobilitazioni, azioni, assemblee ecc..in vista della grande data del Primo Maggio.

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4) Andrea – ragazzo

-Quanti anni hai? 21.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 3.

-Stai seguendo un corso universitario? Sì, sono al secondo anno di Scienze Politiche.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Dipende quali mansioni, tendenzialmente no.

-Quanti lavori hai fatto? 3.

-In che settori? Accoglienza spettatori e controllo biglietti presso il Forum d’Assago, logistica per servizi turistici e consegne di cibo

-Che tipi di contratto hai avuto? Contratti occasionali.

-Sei mai stato pagato con i voucher? Sì sempre!

-Cosa ne pensi? Che sia uno strumento per portare il lavoro occasionale fuori dalle logiche del lavoro nero, ma che non essendoci delle particolari categorie lavorative a cui esso è dedicato diventa uno strumento di sfruttamento. Pensando alla mia breve esperienza lavorativa solo il lavoro di steward rientra nei “canoni” di un lavoro occasionale perché non è continuativo.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Sì. Oltre ad essere pagato in voucher anche per prestazioni continuative anche 6 giorni su 7 mi sono accorto che spesso il datore di lavoro non rispetta la norma di legge che gli impone di abilitare il lavoratore all’INPS almeno 30 minuti prima dell’inizio della prestazione.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Penso che chi lavora a voucher non può dirsi “occupato” perché ogni lavoratore non può percepire più di una certa cifra di euro lordi all’anno pagati con i voucher, non ha la stabilità di un contratto né le normali tutele ad esempio le ferie pagate o la 13esima ma serve solo a far scendere la percentuale di disoccupati per fini puramente statistici che però non hanno un minimo riscontro con la realtà.

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Eh…domanda molto difficile, ormai con la “smart economy” si sta perdendo la figura del sindacalista e il metodo della contrattazione collettiva, I lavoratori sono spronati dal datore di lavoro ad una continua guerra tra poveri ne è un caso emblematico la categoria dei “food riders” perché oltre a non avere nessun tipo di tutela né infortunistica né in caso di rottura del mezzo con la conseguente di non poter più lavorare per un determinate periodo in caso di “sciopero” sarà molto facile per il datore di lavoro licenziare indiscriminatamente chi aderisce ad esso visto la continua ed incessante ricerca di lavoro da parte dei cittadini milanesi. Quindi purtroppo non saprei che forme di lotta utilizzare per evidenziare con forza il problema tutelando la vita dei lavoratori.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Molto lontano perchè, come già detto alla precendente domanda i “nuovi” lavori sono toltalmente estranei a logiche di contrattazione sindacale oltre alla percezione diffusa che i sindacati non abbiano più potere contrattuale nemmeno nei “lavori normalmente intesi come tali” ne è una dimostrazione la legge Fornero e il Jobs Act

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Ad oggi purtroppo sì. Ti dirò di più: c’è la percezione che la mia genereazione percepirà un salario più basso dei propri genitori e dei propri nonni

-Cosa pensi del Primo Maggio? Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Io essendo del ’95 mi sono approcciato al Primo Maggio nella sua versione “street parade” e mi ha sempre fatto schifo perché si coglie solo l’animo festoso della “festa dei lavoratori” ma purtroppo c’è ben poco da festeggiare, riguardo al 1 Maggio 2015 è stato sicuramnete un forte segnale di opposizone alle politiche di gentrificazione e alle politiche neoliberiste purtroppo l’incoscienza di pochi ha oscurato il lavoro politico dei molti. Quindi per concludere il 1 Maggio deve tornare ad essere una data di mobilitazione radicale, pensate un po’ che lo scorso Primo Maggio fui l’unico tra i miei colleghi ad avere il giorno libero poiché lavorando in una azienda di servizi turistici i datori di lavoro non guardano in faccia a nessuna festività figuriamoci la festa dei lavoratori!

5) Layla – ragazza

-Quanti anni hai? 20 anni.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 1 anno.

-Stai seguendo un corso universitario? Seguo il corso di Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Partendo dal mio vissuto personale posso affermare di aver sempre avuto facilità nel trovare lavori che potessero integrarsi con l’attività dello studio, quindi le opportunità lavorative esistono, su larga scala, ma non professionalizzanti e senza aspirazioni dal punto di vista della “carriera”. Il mondo con cui mi sono confrontata è sempre stato limitato a tipi di “lavoretti” per mantenere le mie spese al di fuori del nucleo familiare.

-Quanti lavori hai fatto? Babysitter, ripetizioni, volantinaggio, cameriera in un ristorante e cameriera in un bar.

-In che settori? I settori all’interno dei quali ho sviluppato la mia esperienza sono: il mondo della ristorazione sotto diverse forme e quello del lavoro “in nero” del mondo delle ripetizioni e del babysitting

-Che tipi di contratto hai avuto? Non ho mai avuto nessun tipo di contratto se non quello denominato “a chiamata”.

-Sei mai stata pagata con i voucher? Da due anni a questa parte sono sempre stata pagata in voucher.

-Cosa ne pensi? Penso che la deriva del mercato del lavoro verso la tendenza nel “voucherizzarsi” sia il tentativo di rendere sempre più precario un mondo a cui è già difficile avere accesso nelle modalità standard; in effetti per chi come me necessita di piccoli lavoretti per “arrivare alla fine del mese” può essere un compromesso a cui si può esser disposti a scendere, ma al contrario chi vive di voucher, ha la propria esistenza appesa ad un filo i cui capi sono la precarietà e la speranza, quest’ultima è la possibilità, un giorno, di poter avere un contratto di lavoro serio che emancipi la persona dal limbo dell’ignoto a cui spesso siamo sottoposti.

Parlando in termini più concreti un altro ostacolo relativo al lavoro pagato in voucher è senza dubbio il fatto che non vi è la possibilità di riscuotere quest’ultimi se non dopo due-tre giorni dopo la prestazione lavorativa. Il beneficio del contratto a chiamata è sempre stato quello dell’immediata disponibilità liquida del lavoratore, in questo caso invece lo Stato è coperto di tutte le garanzie,mentre chi lavora spesso viene pagato metà in voucher e metà in nero senza alcuna sicurezza.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Ovviamente è meglio ricever soldi che non riceverne; questo non vuol dire che dobbiamo esser disposti sempre, comunque, sotto ogni modalità e forma a cedere ai ricatti del mondo del lavoro. Il problema in questo momento secondo me è che spesso, ragionando in un ottica di “individui” piuttosto che collettiva pensiamo di esser i soli a vivere le condizioni usuranti del mercato del lavoro, senza renderci conto che con le spalle al muro esistono migliaia se non milioni di persone nella medesima condizione

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Sicuramente aldilà della dimensione politica “astratta” alla quale ci rivolgiamo quando pensiamo ai diritti dei lavoratori e a come conquistarli, uno strumento utile potrebbe essere quello di creare uno sportello utile ai lavoratori pagati in voucher che spieghi in parole semplici come funziona in realtà il sistema lavorativo senza giri di parole.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Estraneo, appartenente ad una generazione lontana la quale ha riposto fiducia nei sindacati, da loro ampiamente tradita (mi riferisco all’esperienza di mia madre).

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Sicuramente; partendo sempre dalla mia esperienza personale posso affermare che senza i risparmi di una vita dei nonni nonché dei miei genitori non avrei potuto fare la vita che faccio (per intendersi,con una casa di proprietà, nulla che c’entri con la ricchezza in senso comune).

-Cosa pensi del Primo Maggio? Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Il Primo Maggio è un istituzione storica, sacrosanta che dev’esser mantenuta viva; un momento importante nello scenario della vita che conduciamo,il quale ci ricorda che lavorare è si un diritto e un dovere, ma merita dignità e soddisfazione. Sicuramente il mondo del lavoro è talmente in via di cambiamento, fluido, veloce che anche i lavoratori allo stesso modo devono essere in grado di chiedere, esigere diritti e garanzie magari sotto nuove forme, con nuove parole e nuove pratiche più comuni alle persone quindi utilizzando gli stessi strumenti che il capitale ci dona: social media, contenuti video, Instragram, Facebook avvicinandoci sempre di piu alle persone che vivono un’esistenza svuotata dai contenuti ma bombardata dalle informazioni lampo.

6) Massimo – ragazzo

-Quanti anni hai? 22.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 3anni.

-Stai seguendo un corso universitario? Sì.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Il lavoro che si trova senza qualifiche non permette di costruirsi una vita.

-Quanti lavori hai fatto? Circa 5/6.

-In che settori? Cinema, eventi, artigianato, ripetizioni e traslochi.

-Che tipi di contratto hai avuto? In nero o coi voucher.

-Sei mai stato pagato con i voucher? Sì.

-Cosa ne pensi? Penso che siano una forma di sfruttamento simile a quando nel ‘900 si lavorava a giornata.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Violazioni palesi no però c’è il ricatto latente.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Meglio l’indeterminato, non deve scegliere il padrone devo scegliere io…

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Mettere in rete le lotte dei precari e fornire indicazioni su come sostenerli.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Dipende dai contesti, in linea di massima estraneo.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Viviamo dei risparmi, ma anche dell’inerzia tipica di alcuni settori molto tutelati.

-Cosa pensi del Primo Maggio? Il Primo Maggio dovrebbe coinvolgere i precari, richiedere contratti e riduzione della giornata a 6 ore, non festeggiare il lavoro in sé.

-Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Si potrebbe andare nei luoghi di lavoro portare solidarietà nel territorio più che concentrare tutti in 24 Maggio festeggiando e facendosi.

7) G. – ragazzo

-Quanti anni hai? 21.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 3.

-Stai seguendo un corso universitario? Sì.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? E’ abbastanza facile trovar lavoro.

-Quanti lavori hai fatto? 3.

-In che settori? Promoting e lavoro in fiera.

-Che tipi di contratto hai avuto? A chiamata e in nero.

-Sei mai stato pagato con i voucher? No mai pagato in voucher.

-Cosa ne pensi? Penso che i voucher siano strumento di un sistema lavorativo basato su un rapporto sbilanciato in favore del datore di lavoro e al contempo un estremo tentativo dello Stato di tirar su spicci sulle tasche di piccoli imprenditori e lavoratori.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Mai riscontrato violazioni non avendoci mai avuto a che fare.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Meglio il lavoro in nero che i voucher!

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Nessuno strumento organizzativo potrà mai risolvere la questione del precariato finché ci sarà una così grande offerta di forza lavoro a basso prezzo i precari dovrebbero organizzarsi per la lotta su un salario minimo comune a tutti così che chi offre lavoro non possa giocare al ribasso sfruttando la disperazione.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Il sindacato è la cosa più lontana che esista dai lavoratori in Italia. Vecchie sanguisughe che hanno optato per il compromesso pur di far sopravvivere loro stessi a discapito dei lavoratori.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? I risparmi accumulati stanno già servendo alla generazione dei miei genitori per andare avanti quindi non penso la nostra generazione riuscirà a continuare a campare sui risparmi.

-Cosa pensi del Primo Maggio? Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Il Primo Maggio ormai è una festa priva di significato tant’è che in molti lavorano, se n’è perso completamente il senso nella mentalità comune, tanto vale abbatterlo del tutto e ricreare qualcosa di nuovo.

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8) Sara – ragazza

-Quanti anni hai? 22.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 3.

-Stai seguendo un corso universitario? Giurisprudenza.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Dipende da quale lavoro.

-Quanti lavori hai fatto? 4/5.

-In che settori? Ristorazione, promoting e moda

-Che tipi di contratto hai avuto? Tempo determinato, intermittente, somministrato.

-Sei mai stata pagata con i voucher? No.

-Cosa ne pensi? Possono risultare utili per la tipologia contrattuale intermittente. Come spesso accade però, abusandone, si rischia che diventino l’ennesimo modo per sfruttare i lavoratori la cui gran parte della paga verrà data loro ‘in nero’ lasciandoli quindi senza tutele.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Non avendoli mai utilizzati no.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Un po’ come dire ‘alle elezioni mi tappo il naso e voto Pd’…

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Prima di tutto conoscerli, non è scontato purtroppo.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Fino ad ora abbastanza estraneo-

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Penso che per gli appartenenti al ceto medio-basso i risparmi siano finiti da un pezzo.

-Cosa pensi del Primo Maggio? Penso che oggi, i lavoratori non sentano questa data come propria.

-Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Sono convinta che andrebbe ripreso maggiormente il contatto tra la ‘festa dei lavoratori’ e i lavoratori.

9) Gioia – ragazza

-Quanti anni hai? 20.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? 2 anni.

-Stai seguendo un corso universitario? Sì, studio sociologia.

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Secondo me dipende dal lavoro che stai cercando. Credo sia più semplice trovare lavori a chiamata o a part time, sottopagati e in nero. Per il resto non penso ci siano grosse differenze tra una città e l’altra, forse però ce ne sono ancora alcune tra Nord e Sud.

-Quanti lavori hai fatto? Circa 6.

-In che settori? Alimentare, bambini, cura di animali, moda, ripetizioni.

-Che tipi di contratto hai avuto? Per nessuno di questi ho stipulato un contratto…

-Sei mai stata pagata con i voucher? No, mai.

-Cosa ne pensi? Penso che sia il modo più semplice per fare accettare alle persone la dilagante precarizzazione. Al posto di assumerti, ti fanno lavorare lo stesso numero di ore per un salario inferiore. A questo punto preferisco lavorare in nero.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Personalmente no, ricordo racconti di amici a riguardo ma purtroppo non i particolari.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Penso che sia adattarsi a una situazione di precarietà, quindi darla certa e per scontata. Per me significa non credere in possibili alternative e credo che chi dica una frase del genere non abbia l’entusiasmo di mettersi in gioco e provare a cambiare qualcosa. È sintomo, io penso, di una forte disillusione non solo nelle istituzioni, ma ancora più grave, secondo me, nelle proprie capacità e potenzialità. Ho collegato il concetto vastissimo dell’alienazione e tutto ciò di cui è causa ed effetto ma mi fermerò qui.

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Se avessi la ricetta per fare la rivoluzione la condividerei. Sicuramente è necessario, ma non sufficiente, che siano tutti uniti su “un’unico fronte”, nel senso che forse è meglio concentrarsi su obiettivi comuni mirati e precisi, senza che le varie rivendicazioni, giustissime senza dubbio, vengano confuse e perdute. Personalmente non credo che nella nostra “democrazia” occidentale (come nelle altre e quelle che le seguono) sia possibile estinguere il problema del precariato, tuttavia ritengo anche che queste lotte siano necessarie affinché il presente possa essere più dignitoso.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Contando il fatto che non ho mai lavorato sotto contratto, lo sento estraneo.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Sì secondo me la famiglia dà un grande aiuto, chiaramente lo fa se può e se vuole.

-Cosa pensi del Primo Maggio? Per me il Primo Maggio è un giorno di festa, che dovrebbe ricordare le lotte fatte, vinte e quelle che ancora devono essere portate a compimento.

-Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Non ne ho idea, sicuramente non dovranno mai mancare le rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Il Primo Maggio è una festa politica, quindi non può “privarsi della lotta”.

10) R. – ragazzo

-Quanti anni hai? Ho 24 anni.

-Da quanti anni hai finito le scuole superiori? Da poco più di 4 anni.

-Stai seguendo un corso universitario? Sì

-Secondo te a Milano il lavoro si trova con facilità? Dipende da quanta voglia hai di farti sfruttare e soprattutto se sei italiano o meno. Se sei disposto ad accettare qualsiasi condizione lavorativa non è troppo difficile. Se sei immigrato invece nel migliore dei casi vieni sfruttato e fai pure fatica a farti sfruttare. In più se sei da poco in Italia è facile che abusino di te in ogni modo.

-Quanti lavori hai fatto? Ho sempre cercato di lavorare il meno possibile e di far durare i soldi che guadagnavo. Pochi.

-In che settori? Imbianchino, accoglienza, raccolte fondi e ho raccolto dati facendo interviste per delle indagini di mercato.

-Che tipi di contratto hai avuto? Nessuno. Voucher o lavoro in nero.

-Sei mai stato pagato con i voucher? Sì.

-Cosa ne pensi? Penso che i lavori che fai solitamente venendo pagato in voucher sono frustranti a prescindere dalle modalità di pagamento. Sono lavori che uno fa solo quando ha bisogno di soldi e non c’è altro modo di ottenerli. Chiaramente i voucher fanno schifo, è come lavorare in nero, però in genere questo tipo di lavori fa ancora più schifo a prescindere dal modo in cui ti pagano… Che sia voucher o contratto a tempo determinato resti comunque uno schiavetto da due soldi.

-Hai riscontrato violazioni palesi? Sì, l’ultima volta venivo pagato circa un voucher ogni 2 ore e mezza. In più mi hanno pagato a fine mese. I miei colleghi dopo 2 mesi non hanno ancora ricevuto i voucher.

-Cosa pensi della frase “meglio i voucher che la disoccupazione”? Avevo sentito ”meglio voucher che in nero”, in ogni caso meglio il reddito di cittadinanza. Secondo me molti dei nuovi lavori che vanno molto ora, come i biker, non esisterebbero se la gente non fosse cosi disperata da accettare qualsiasi condizione lavorativa. Foodora, Delivero, Uber, le ONG & co. sono molto più simili a caporali che a datori di lavoro.

-Secondo te quale sarebbe uno strumento utile ai precari per organizzarsi per pretendere i loro diritti? Penso che una delle caratteristiche dell’ultraprecariato di oggi, specie chi lavora in voucher, sia quella di non poterci mettere la faccia. Sei talmente ricattabile che se ti lamenti ti licenziano, figurati se scioperi. In più il precariato oggi, a differenza della classe operaia di ieri, è frammentato, lavora quasi solo nel terziario e si vive poco dei problemi l’uno dell’altro tra colleghi, ma si avverte tanto tra amici e coetani che vivono le stesse condizioni lavorative. Se prima si diceva che era utile intrecciare le lotte penso che ora debba essere una tattica che sta alla base di tutto. Nei miei viaggi utopici secondo me bisognerebbe fare che se io lavoro da Foodora e tu in una ONG dove ti sfruttano, io vengo fuori dalla tua ONG e tu vieni fuori da Foodora, una sorta di precariato anonimo dove dato che chi lavora non ci può mettere la faccia vengono gli altri al posto tuo a protestare, e tu al posto loro, con dei delegati che si occupano di gestire le vertenze. Una delle esperienza di sindacalismo sociale fatto da ultra-precari che mi ha stupito di più è stata in Grecia, dove in questo modo riuscivano a rompere le scatole ai datori di lavoro senza rimetterci la faccia e il posto di lavoro. Se poi ci metti che nel terziario quasi tutte le aziende investono sul marketing e sul branding perché ormai quello è tutto, il danno di immagine diventa uno strumento di pressione che oggi più che mai può servire a raggiungere dei risultati. Spendono centinaia di migliaia di euro per rendere appetibile il loro logo, noi invece possiamo infangarli senza spendere un euro.

-Senti il sindacato come qualcosa di vicino o di estraneo? Abbastanza estraneo.

-Pensi che la vostra generazione sopravviva anche grazie ai risparmi accumulati da quelle precedenti (nonni e genitori per intenderci)? Non penso proprio, a meno che non sei figlio di borghesi. La classe media in Italia è entrata in crisi agli inizi del 2000, quasi 20 anni fa, poi dopo il 2008 è peggiorato tutto ulteriormente e a nuocerne sono state soprattutto le nuove generazioni. Di sicuro non nel mio caso.

Cosa pensi del Primo Maggio? Pensi che andrebbe innovato, se sì come? Il Primo Maggio è una data celebrativa, non conflittuale. Il Primo Maggio dei sindacati è una pagliacciata dove vecchie mummie scendono per strada a commemorare i vecchi tempi. Gli stessi che di noi se ne sono più o meno sempre sbattuti. La Mayday invece penso che sia una data importante per stare tutti assieme e capitalizzare le lotte. Penso che la conflittualità sia quella quotidiana che costruisci con le lotte di tutti i giorni, non il datone celebrativo. Detto questo la Mayday è importante e più che di trovate geniali di pseudoinnovatori di movimento c’è da ricostruire quella giornata in modo che come prima sia il Pride di precari e subordinati di ogni genre. Deve essere il giorno in cui mostriamo a noi stessi che siamo in molti e che non siamo soli, non il corteo che prova ad assaltare il cielo. Le cazzate innovative da artisti e altro che ho sentito dire sulla Mayday non mi hanno mai convinto, infatti poi non sono mai passate e non hanno mai bucato nulla. Neanche chi ci sputa sopra perché ”ci sono i raver” o è ”una streetparade”. Ho 24 anni e non me ne sono mai persa una dal 2007, io il 1 Maggio è il giorno in cui non mi sento solo e per me la sua importanza è quella.

Pubblicato da Matteo, il 31 marzo 2017 alle 10:44

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