A proposito di tavoli di lavoro, patti di fine mandato e spazi sociali

 

10382326_724603190939974_7169723656990410696_oTra ieri e oggi La Repubblica ci ha citato in due articoli in cui parla di spazi sociali senza evidentemente approfondire il tema, senza contattare direttamente le fonti e riprendendo un comunicato stampa diramato dal Comune di Milano martedì sera.

È necessario per noi mettere in chiaro alcune questioni fondamentali.

Lunedì 16 Giugno molte persone appartenenti a diversi centri sociali milanesi ricevono una telefonata privata dal Comune: “Vorremmo invitarvi ad un incontro non pubblico sul tema “spazi” domani sera”.

Le premesse non sono chiare: non c’è un testo di convocazione dell’incontro; non è dato in alcun modo il tempo perché i centri sociali ne possano discutere in forma collettiva; non è assolutamente definito quali e quante realtà vengano invitate, ma decidiamo comunque di andare ad ascoltare.

Martedì 17 si svolge l’incontro. Il Comune di Milano è rappresentato da: l’Assessore alla Sicurezza Granelli (gli spazi sociali sono una questione di sicurezza?), con i collaboratori del Sindaco Paolo Limonta e Alessandro Capelli, con i consiglieri comunali Mazzali (Sel) e Scavuzzo (Pd).

L’incontro si apre in modo poco chiaro rispetto a temi, intenzioni, obbiettivi. Sono presenti alcuni centri sociali milanesi, fra cui Lambretta e Zam, oltre alle realtà citate nel comunicato stampa del Comune.

Fra questi, quasi tutti quelli che prendono parola si esprimono partendo da presupposti molto semplici: quell’incontro non viene considerato come avvio di qualsivoglia tavolo di lavoro per le sue modalità di convocazione. Tutti hanno evidenziato che se l’amministrazione è realmente interessata a discutere di spazi con i Centri Sociali, i presupposti minimi perché ciò possa avvenire sono:

1 – la dimensione completamente pubblica di tale dialogo;

2 – l’apertura a tutte le realtà autogestite eventualmente interessate, senza alcuna preclusione a priori;

3 – la presa di posizione netta contro ogni sgombero.

Per quanto riguarda Zam e Lambretta i punti sopra esposti sono le uniche cose dette in quella sede.

L’incontro si conclude con una serie di rassicurazioni sul fatto che il giorno seguente sarebbe uscito un comunicato stampa da parte del Comune.

Il comunicato viene diffuso soltanto martedì 24 Giugno alle 19.30, a una settimana esatta dall’incontro.

L’Amministrazione comunale riesce nell’equilibrismo di produrre un testo in cui allude ai centri sociali senza nominarli e si conclude con una frase a dir poco ambigua, della cui “traduzione” in linguaggio esplicito si prende carico La Repubblica nel primo articolo pubblicato: gli sgomberi attualmente previsti potrebbero (il condizionale è particolarmente significativo) essere sospesi solo a fronte dell’impegno a non dar vita a nuove occupazioni.

L’interpretazione proposta da Repubblica è quella della pacificazione e dello “scambio politico”, per cui le possibili “soluzioni” si danno eventualmente solo in cambio di consenso, silenzio, normalizzazione.

A questo punto è per noi fondamentale esprimere in modo chiaro e preciso il nostro punto di vista, senza che vi possano essere margini di ambiguità.

Zam è sotto sgombero. Per la seconda volta in un anno. Il proprietario dello stabile è il Comune.

Il Lambretta è sotto sgombero. Per la seconda volta in poco più di un anno. Proprietario dello stabile è Aler, quello stesso soggetto che ha sciolto il proprio rapporto col Comune relativamente alla gestione del patrimonio comunale.

Su entrambe le minacce di sgombero, così come su tutte le altre situazioni di “rischio” che riguardano diversi centri sociali, le parole dell’amministrazione sono ambigue o assenti.

Siamo spazi pubblici, non omologabili né riconducibili a regole e norme che possano snaturare ciò che siamo. Siamo certamente interessati a non essere sgomberati: noi come altre realtà autogestite di questa città, siamo interessati ad uscire dalla condizione di precarietà degli spazi in cui siamo attualmente, ma non siamo in alcun modo né disposti, né interessati a rinunciare alla nostra autonomia politica e gestionale.

Ci confronteremo al nostro interno, in forma pubblica e con le altre realtà metropolitane con le quali condividiamo percorsi politici e ragionamenti e valuteremo quindi la situazione attuale e gli eventuali sviluppi della stessa, fermi e certi della convinzione della nostra autonomia e indipendenza.

 Per approfondire, leggi qui

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2 risposte a “A proposito di tavoli di lavoro, patti di fine mandato e spazi sociali”

  1. […] – Comunicato di Zam e Lambretta in risposta agli articoli di Repubblica […]

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