FUCK ICE: Il fascismo capitalista degli USA dietro l’assassinio di Renee Good

Gli Stati Uniti sono fascisti. Lo sappiamo da tempo, dal momento in cui Donald Trump, vincendo il suo secondo mandato, ha iniziato il progetto di pulizia etnica interna attraverso la sua personale Gestapo, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement). Il suo “Make America Great Again” può essere tradotto in “rendi l’America di nuovo bianca”. La “grandezza” a cui si riferisce, infatti, è quella dell’America mitica dell’immediato dopoguerra: della segregazione razziale e dell’oppressione patriarcale. In altre parole la grandezza della “vera” democrazia, dove il luogo del potere torna a essere pieno: più “semplice”, meno inclusiva (tradotto: di apartheid).

Una democrazia in cui al primo posto c’è la comunità originaria: quella dei conquistatori. L’economia della guerra era “grande” è tornerà “grande”: della conquista del west, della guerra fredda (ma caldissima per i paesi del Sud Globale), dell’esportazione “democratica”. Una economia che amministra la crisi attraverso uno stato di tensione permanente: in questo quadro, l’appoggio incondizionato al genocidio del popolo palestinese, l’aggressione in Venezuela e le pretese sulla Groenlandia vanno lette come la diretta riabilitazione dell’imperialismo politico, nella sua sostanza di dominio. Qualcosa che sembrava appartenere a un altro secolo.

L’assassinio in pieno giorno di Renee Nicole Good è la pietra tombale, l’ennesima (per chi non vede e non crede, nonostante i troppi segnali), sulla democrazia liberale e i suoi “valori”. Renee, poetessa e attivista, stava rispondendo come “legal observer” alla chiamata della sua comunità contro le retate della milizia anti-immigrazione, l’ICE appunto (che ha deportato nel 2025, secondo stime di necessità imprecise, almeno 300mila persone). Renee Good è scesa in strada sentendo il “fischio” che le comunità utilizzano, per autodifesa, per segnalare la presenza di ICE a chi può essere target: tutte le altre persone, tutelate dalla cittadinanza americana, invece si mobilitano come dissuasori. Renee Good, da”legal observer”, ha deciso di porre la propria automobile e il proprio corpo per interrompere il convoglio ICE e ralllentarne le operazioni. Un agente, sceso dal veicolo, ha deciso, dopo un veloce “stop”, di fucilarla sul posto. Tutto questo a pochi isolati dal luogo in cui Derek Chauvin ha ucciso per asfissia George Floyd, il 25 maggio 2020.

Donald Trump e il suo governo hanno già farfugliato le loro giustificazioni, ribaltando la verità: questione di sicurezza, poiché Good avrebbe tentato di investire gli agenti. Ma come è lotta al terrorismo l’uso delle bunker buster in Iran, per interposto stato? È questione di “national security” il rapimento di Maduro e di sua moglie; l’ottenimento della Groenlandia?

Le comunità e le organizzazioni antirazziste e antifasciste statunitensi non ci hanno mai creduto. In tutto il paese, già mobilitatosi contro i re (“No Kings”), si torna in piazza, si alzano barricate. La repressione è dura: con lacrimogeni, spray al peperoncino e arresti incondizionati.

Del resto, adesso è ancora più chiaro, la “popolazione originaria” statunitense che Trump vuole ricostruire, per garantire una pace tutta economica, una sicurezza tutta di mercato, non prevede le persone non-bianche e, tra le persone bianche, l’antifa. La democrazia liberale diventa strumento di congiuntura di fascismo e suprematismo di tradizione americana: lo stato mosso a difesa del privato antigovernativo. Fascismo tardo capitalista.

Per noi, non può esistere sicurezza nella povertà, nell’apartheid, nella violenza poliziesca. Vogliamo una società sicura nel senso della comunità, del mutualismo. Non dell’autorità e del “merito”: della sopraffazione.

Ora e sempre resistenza!

di Demetrio Marra

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