Lambretta – La comunità vale più dei vostri profitti!

Lo spazio sociale Lambretta è di nuovo sotto sgombero. Ancora una volta i progetti politici, culturali e sociali portati avanti dalla nostra collettività vengono minacciati e ostacolati da un intervento delle “Forze dell’Ordine”. Uno spazio sociale non mercificato ed alternativo al mercato e al modello Milano viene nuovamente minacciato di non esistere più.

Oltre agli innumerevoli progetti che da anni animano il nostro spazio durante l’emergenza sanitaria abbiamo dato vita alla brigata Lena-Modotti e ne abbiamo ospitato la base operativa. Per molti quartieri e abitanti dei municipi 2 e 3 il nostro spazio ha rappresentato uno dei pochissimi presidi di umanità e solidarietà in una metropoli già troppo ingiusta e messa ulteriormente a dura prova dalla pandemia. In quei mesi durissimi, in cui le false sicurezze su cui si basa la nostra società venivano meno, noi c’eravamo. Non eravamo soli. Insieme a noi in tante e in tanti hanno risposto alla nostra chiamata e a quella dei tanti spazi autogestiti di questa città. Più di 11.000 nuclei familiari hanno contattato il Lambretta perché non avevano i soldi per comprare il cibo. Abbiamo deciso di organizzarci insieme a loro per dare una risposta concreta ai bisogni della comunità dimostrando una cosa molto semplice: se le persone si organizzano e mettono in comune tempo ed energie il denaro non serve. Così, per una volta a Milano, il cibo è stato recuperato e distribuito senza che nessuno ne facesse profitto.

Oggi la famiglia Pellegrini viene a bussare alla nostra porta. Sono proprietari di tanti stabili a Milano, così tanti da poterne perdere il conto, tanti da potersi dimenticare per anni di possederne uno anche via Edolo 10. La famiglia Pellegrini non ha fatto la fame durante la quarantena ne ha sentito il bisogno di attivarsi per aiutare chi era in difficoltà. Oggi viene a bussare alla nostra porta rivendicando un diritto che non ha: quello di generare ulteriore profitto privato dagli stabili di via Edolo 10. Portando alla luce la grande spaccatura che divide in due la nostra città, chi si prende cura della comunità da una parte e da chi, dall’altra, è disposto a tutto per il proprio profitto. Una Milano patinata e vetrina di grandi interessi e invece un’altra nascosta fatta di ingiustizie e povertà Così, con arroganza, ha ignorato i nostri tentativi di dialogo non rispondendo mai alle nostre svariate richieste di incontri con noi e i nostri legali. Ormai è troppo tardi. Il lambretta non è più un luogo abbandonato e pronto per l’ennesima speculazione immobiliare di una famiglia multimilionaria. Per questo dobbiamo attivarci tutte e tutti per impedire lo sgombero del Lambretta.

Questa però è solo l’ultimo capitolo di una storia molto più lunga. Sono ormai 8 anni che il collettivo Lambretta, come tanti altri spazi sociali, anima culturalmente, socialmente e politicamente le strade, le piazze e le scuole di questa città. In questi 8 anni abbiamo subito molti sgomberi e gli spazi a seguito degli sgomberi o sono tornati ad essere abbandonati o comunque hanno perso per sempre la valenza politica culturale e sociale che avevano per la città.

Il Comune di Milano e le istituzioni non hanno mai bloccato gli sgomberi degli spazi come il nostro che spesso vengono considerati esclusivamente come un problema di ordine pubblico e che devono essere riconosciuti per quello che sono: spazi liberi della regole e dalle logiche del capitalismo, una risorsa rara e preziosa per il benessere della comunità. Spazi che soprattutto in questa congiuntura economica sono uno stati una risposta concreta a tutte quegli strati di popolazione abbandonati e invisibili al sistema.
Siamo un collettivo, un esperienza che vuole essere rivoluzionaria. Per questo abbiamo dedicato il nostro impegno sociale durante l’emergenza Covid alle brigate. Come noi altri spazi sociali, anch’essi sotto attacco quali Cascina Torchiera e Ri-Make.

A seguito di questo periodo di emergenza, con una seconda ondata di Covid alle porte, una crisi economica che causerà disoccupazione e povertà diffusa, è allucinante che il nostro sgombero sia una priorità per qualcuno. E’ ancor più vergognoso se si pensa che viviamo nella zona più colpita dalla pandemia di Covid-19 in cui la gestione criminale della Regione Lombardia l’ha fatta da padrone, provocando la morte di decine di migliaia di persone che potevano salvarsi. In questa città chi è davvero abusivo e pericoloso sono i vertici della Regione, non certo gli attivisti e i volontari del Lambretta.
Non ci siamo fermati per 8 anni e non lo faremo ora, continuando ad aprire spazi di comunità e di confronto nella apatica e patinata metropoli. Se non qui, altrove!

Vediamoci domani alle 21 in Cascina Torchiera nella grande Assemblea Aperta in difesa degli Spazi – Giovedì 3 settembre
!Non siamo soli e sole!

Lambretta

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