L’attacco a tutto campo ai lavoratori della logistica

L’estate è una stagione buia per i lavoratori e le lavoratrici: licenziamenti, sospensioni e norme peggiorative sono ormai una consuetudine estiva, e nel mondo della logistica questo è stato un mese nero.

Non solo per l’attacco al sindacalismo di base, con 8 sindacalisti del SI COBAS e dell’USB colpiti da misure cautelari cui vengono contestati la bellezza di 150 capi d’imputazione; secondo la magistratura, le lotte, gli scioperi e i picchetti sono strumenti estorsivi e a scopo di lucro.

Ma, oltre a questa mano repressiva ai danni di chi organizza lavoratori e lavoratrici, c’è anche la mano che cancella i diritti nel delirio di luglio.

A provocare questo attacco che sta mettendo in allarme lavoratori e rappresentanti sindacali è la modifica dell’Art. 1677 bis del Codice civile relativo alla responsabilità in solido dei committenti: poche settimane fa è stato approvato in via definitiva il D.L 36/2022 relativo all’attuazione del PNRR, alias il Decreto Aiuti, quello da cui è partita l’attuale crisi di governo che ha portato alle dimissioni di Draghi.

Nelle pieghe di questo decreto è finito un emendamento, proposto dal senatore Nazario Pagano di Forza Italia, che di fatto cancella le tutele dei lavoratori della logistica impiegati in appalto da cooperative o piccole imprese.

In sostanza, con questa modifica, i lavoratori della logistica qualora, per esempio, non venissero pagati dal proprio datore di lavoro o l’azienda non dovesse versare i contributi, non potranno più rivalersi sul committente finale, quindi sui grandi brand che appaltano i servizi di trasporto come Ikea o Amazon.

Il settore della logistica è notoriamente esposto a fenomeni di sfruttamento della manodopera e del lavoro irregolare. Sono emerse – anche grazie al lavoro del sindacalismo conflittuale – numerose violazioni in materia di lavoro nero e di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, connesse anche alla mancata verifica della correttezza dell’affidamento dei subappalti. Un mondo, quest’ultimo, pieno di piccole e grandi mafie sulla pelle dei lavoratori.

La responsabilità in solido è l’unico principio di garanzia che i lavoratori di questo settore hanno avuto in questi anni di fronte a ditte pirata mai regolari nei pagamenti. In moltissime aziende si fanno contratti di appalto al ribasso (con la scusa del regolamento aziendale) il cui costo viene scaricato su lavoratori che fanno moltissime ore in nero e spesso sono senza contratto.

Con la modifica dell’art.1677 del Codice Civile, i lavoratori e i rappresentanti sindacali non potranno più andare a bussare direttamente alle porte delle aziende che appaltano i servizi quando non pagano stipendi e contributi. Un’azione, questa, che faceva recuperare migliaia di euro ai lavoratori in vertenza, e che oggi potrebbe azzerare qualsiasi possibilità di rivendicazione economica.
Il rischio che questa modifica passi in silenzio in questo momento di crisi di governo è alto, proprio per il suo carattere ambiguo e re-interpretativo.
Ma questo ci riporta ai numerosi attacchi subiti dal mondo del sindacalismo di base.

Uno degli episodi più recenti e oscuri, prima di questo ultimo giro di arresti di funzionari sindacali, riguarda proprio la sede sindacale di USB: in seguito a una segnalazione telefonica, ad aprile, i carabinieri avevano fatto irruzione nella sede romana del sindacato per una perquisizione. Si sono diretti a colpo sicuro verso uno dei bagni, e nello sciacquone hanno trovato una pistola.
In un video girato durante l’operazione, un maresciallo spiega: “Una persona con nome e cognome dice
che ha messo una pistola qua”. Poi si corregge: Che c’è una pistola qua. Dice che c’è una pistola qua”.

Le accuse più comuni tra gli ultimi indagati, invece, sono quelle di violenza privata per chi, durante gli scioperi, ostacolava l’entrata e l’uscita dei camion dai cancelli delle fabbriche, e di resistenza a pubblico ufficiale in caso di sgombero dei picchetti da parte delle Forze dell’Ordine.
A queste si è aggiunto il reato di blocco stradale, reintrodotto con il decreto sicurezza dell’ex ministro Salvini, che stabilisce anche che per i lavoratori stranieri colpiti dalle misure repressive, non ci sarà più possibilità di rinnovo del permesso di soggiorno, con conseguente status di clandestinità (che in Italia è reato). Durante il corteo a Piacenza di questo sabato, un familiare di uno dei sindacalisti arrestati ha letto una lettera in cui – tra le altre cose – si avvisava che gli era stato revocato il permesso di soggiorno. Una punizione in più solo perché non è italiano, utilizzando leggi ingiuste per “rimandarlo al suo paese”.

Non è un caso che il comparto della logistica si regge su manodopera perlopiù straniera in imprese di subappalto, che non di rado scompaiono lasciando debiti milionari in stipendi, contributi e tasse non versati. E’ lì che la violenza delle organizzazioni criminali e Statali si mischiano a discapito di lavoratori e soprattutto lavoratori stranieri, i più ricattabili perché marginalizzati.

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