Sala, svolta a sinistra o te ne vai a casa

La metropoli, le politiche della Giunta Sala e gli scenari per il futuro. Il contributo di Alex Foti al dibattito aperto da MiM.

Anche per chi ha votato Sala, una cosa è evidente: Palazzo Marino sta sterzando a destra. Anche se Milano è un’isola assediata nell’Italia nazipopulista, il vento reazionario del Decreto Salvini soffia anche qui: sgomberi, sfratti, repressione. Soprattutto colpiscono le dichiarazioni di Sala sul fatto che i negher sono ignoranti e non vogliono lavorare (ma tornatene a Varedo, viene da dire) e le parole della vicensindaca, la scout cattolica Scavuzzo, riguardo allo sgombero del Lambretta e di altre situazioni occupate, che sarebbero state benissimo in bocca a De Corato. Come ciliegina sulla torta qualcuno della lista Sala ha pure osato parlare di espropriare Milano del Leoncavallo per ridarlo ai Cabassi.

Il Comune ormai si occupa solo di turismo e immobiliarismo. Centralità delle periferie? Starbucks a Cordusio e Olimpiadi a Cortina. Milano per la cultura? Sgombero incombente per Macao, unico spazio d’innovazione artistica e intellettuale in città, mentre Del Corno fa una politica culturale degna di una cittadina di 50.000 abitanti. Milano per i giovani? Affitti alle stelle, il pensionato della Bicocca terminato ma fermo da anni, una città per studenti benestanti. E la Generazione Z che non ci sta, che ha il cuore antifa e sa che il capitalismo dev’essere superato per il bene di tutte e tutti? Botellon e rave criminalizzati, Zip sgomberato, Lume sotto osservazione.
Milano verde? Figura di merda di Granelli in seguito alla nube tossica della Bovisasca (complice l’inutile ARPA) che ha aleggiato su Milano, diversamente da quella di Bruzzano (peggio, ci dicono) che aveva avvelenato solo i banlieusards. Lo smog resta una realtà inesorabile e implacabile soprattutto per i più piccoli, parchi nuovi solo quelli di Catella, mentre campetti e ciclabili latitano. Milano sociale? Biglietto a 2 euro così gli adolescenti dei quartieri saranno ancor più separati dal centro dello shopping globale. Un’amministrazione sedicente progressista sta facendo una politica sociale regressiva e antiecologica con un aumento del 33% di un bene di prima necessità, il trasporto pubblico. La più colpita è la generazione precaria – ci sono 100.000 trentenni sottoccupati in città e 240.000 in Lombardia, ma anche tutta la Milano che non arriva a 1.500 euro al mese, cioè la maggioranza.

Di fronte a questa deriva tecnocratica e antisociale, i movimenti della nostra metropoli devono dare una risposta decisa. Ricordando a Sala, Majorino, Granelli, Tajani ecc. due cose semplici semplici. Se continuate così, prendete una batosta elettorale e ciaone secondo mandato a Sala, già eletto per il rotto della cuffia nel 2016, con metà dei municipi della città già consegnati al nazionalpopulismo oscurantista. I voti dei centri sociali sono migliaia e la decisa risposta antirazzista di Milano a Salvini è quella di un popolo rosso che voterà Sala solo a ben precise condizioni. Quindi o raddrizzate il volante a sinistra, oppure andate a sbattere.

Si dirà che facciamo il gioco del nemico, che vogliamo consegnare la metropoli ai fascioleghisti. Non è così. La mia proposta è di costituire fin da subito un movimento per una bella lista municipalista, antirazzista, femminista, commonista, ecologista, precaria. Volete il nostro appoggio? E allora lo dovrete pagare a caro prezzo, anche perché non abbiamo certo paura di correre da soli. Rappresentate l’establishment immobiliario, finanziario e fashionista, perché la classe precaria dovrebbe votarvi?

Alex Foti

SPECIALE “DIBATTITO SULLA METROPOLI”

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