DIBATTITO SULLA METROPOLI

I 50 sgomberi (ma forse ce ne siamo dimenticato qualcuno…) nell’era del centrosinistra a Milano

Allo stagno preferiamo il torrente” – Apriamo un dibattito a/su/per Milano

“Tavoli senza gambe” – Breve storia del tavolo comunale sugli spazi

Milano: non è tutto ora ciò che luccica (Andrea Fumagalli)

Spazi sociali – Il rullo compressore del sequestro preventivo (Mirko Mazzali)

Riempire vuoti e come difenderli – Ri-Make sugli spazi della metropoli, le politiche di sgombero e il mutualismo

Come convincere una partita Iva che la proprietà comune è meglio di un taser (Diego Weisz, Macao)

A Milano i gay diventano di destra (Mauro Muscio, Libreria Antigone)

Che bell’inganno sei anima mia. Anime salve, ma da cosa? E, soprattutto, da chi?

Sala, svolta a sinistra o te ne vai a casa (Alex Foti)

Per una Milano laboratorio contro le destre (Memoria Antifascista)

Lo spazio sociale – La persistenza nel paesaggio urbano (ZAM – Zona Autonoma Milano)

Spazi abbandonati? Ce ne occupiamo noi! (Casc Lambrate)

Lo Stato dell’arte a Milano (LUMe – Laboratorio Universitario Metropolitano)

Città Studi e Milano est, cavie da laboratorio (Jacopo Ciccoianni, ILight Città Studi)

Imparare a resistere: il valore formativo di uno spazio sociale studentesco (Rete Studenti Milano)

Cambiamento è partecipazione (Massimo Lettieri, RiMaflow)

Milano, non è una città per poveri: appunti sul Diritto alla città al tempo di Sala (Laboratorio OffTopic)

Essere “Fuorimercato” in una metropoli (Fuorimercato – autogestione in movimento)

Sala: dall’Expo alle Olimpiadi, la città del capitale e del privato (di Andrea Cegna)

Una scossa potente per aprire i porti e le menti (Glamourga Macao)

Molto più che un giardino (Isola Art Center) 

Milano è un’altra cosa, non per la casa (Valerione, attivista sindacale)

Lambretta – Autogestione nella metropoli capitalista (Spazio autogestito di quartiere Lambretta)

Lo stato dell’arte sotto le Torri bianche (Serena Sinigaglia, TeatroAtirRinghiera)

Le piazze e i movimenti (Luciano Muhlbauer)

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Una replica a “DIBATTITO SULLA METROPOLI”

  1. Paolo Tafuro (Sinistra Italiana) ha detto:

    UN CANTIERE APERTO PER MILANO 2021

    Dopo le elezioni europee alcune forze politiche della sinistra hanno condiviso che vi fosse la urgenza di un cantiere in cui:
    costruire una visione dello sviluppo di Milano critico dello sviluppo degli ultimi anni, che sottolineasse cosa sta sotto la sua rappresentazione patinata, partendo
    identificare i temi in cui caratterizzare proposte alternative che vadano nel senso di occuparsi in modo serio delle diseguaglianze a partire dalle periferie: abitare, tariffe, lavoro, ambientalismo. Temi che portano con sé ovviamente riflessioni sulle risorse, sul rapporto con i poteri immobiliari e l’urbanistica
    definire delle proposte su cui lavorare tutti insieme sotto un “marchio” comune

    Il cantiere esprime l’idea che sia possibile creare un ambito ampio e un metodo di lavoro, “garantito” da un patto tra tutti, nel quale:
    ordinare contributi e proposte che possano appunto descrivere una visione diversa del modello di sviluppo di Milano;
    produrre una iniziativa politica popolare continua, a partire da questo, che provi a ri-costruire un radicamento in quegli strati sociali che attualmente votano in maggioranza Lega.

    Questo cantiere dev’essere aperto a tutti, forze politiche, organizzazioni di massa, associazioni, reti, movimenti, singoli e la partecipazione dev’essere fin dall’inizio paritaria.

    L’obiettivo ambizioso sarebbe quello di costruire a partire dai contenuti espressi in questo cantiere un soggetto unitario della sinistra che possa presentarsi nel 2021 a rappresentare una propria visione autonoma di Milano. Modelli simili di coalizioni civiche di sinistra si sono presentati, ad esempio, a Padova e Bologna.

    Considerando che il nodo del candidato sindaco si scioglierà definitivamente verso l’autunno sarebbe importante impiegare questo tempo per produrre analisi, idee, iniziative.

    In questa fase, dunque, che deve avere ovviamente un termine, non si parla di alleanze né di “Sala sì, Sala no” ma si prova a costruire un progetto che sia in grado, nel 2021, di avere una visibilità e un peso. La riuscita di un simile progetto potrebbe generare effetti positivi anche sulla possibilità di creare una soggettività articolata che comprenda forze politiche, esperienze di mutualismo, associazioni e che stia sul territorio ma contemporaneamente si ponga il problema di interloquire con le istituzioni e esprimere un proprio progetto. L’esperienza di Syriza in questo senso ha un valore straordinario.

    Non nascondiamoci che nel 2021 il tema della difesa di Milano dall’assalto di una destra che non è solo affarista ma anche sempre più pericolosamente e aggressivamente fascista e razzista porrà con forza il tema del voto utile e quindi anche della opzione di una aggregazione di centrosinistra.

    Questo tema però si affronta con più utilità se nel frattempo, tutti insieme, si costituisce una realtà che condivida un progetto, che sia capace di parlare in modo articolato e di raggiungere le persone che soffrono la crisi e che dallo sviluppo prodotto dagli investimenti esteri piovuti a Milano non hanno tratto benefici e hanno visto ulteriormente crescere la propria marginalità.

    Vogliamo provare a uscire ciascuno dalla propria trincea di resistenza e a produrre idee, proposte e un progetto unitario che provi a conquistare le persone.

    L’operazione è complessa ma potrebbe avere un risultato a partire da alcune condizioni che espongo in disordine:
    che le forze politiche accettino di dare impulso al processo senza esserne protagoniste: da qui l’ipotesi di un logo e di un manifesto di avvio senza simboli;
    che le realtà associative democratiche, le componenti di sinistra delle organizzazioni di massa, le reti e i movimenti, accettino di mettersi in prima fila per costruire tutti insieme un progetto, un programma e una rappresentanza politica, di cui le elezioni del 2021 possono essere uno dei passi;

    Certo, Milano sarà un terreno di battaglia nazionale ma io penso che l’esito delle elezioni in Umbria abbia chiarito che gli esperimenti costruiti a tavolino centralmente e prescindendo da un’analisi profonda della crisi di rappresentanza della sinistra soprattutto nei luoghi di lavoro e nei ceti popolari rischiano di portarci alla catastrofe. Altrettanto le scelte settarie e di pura rappresentanza identitaria. Entrambe le opzioni sono uscite sconfitte.

    Credo che a Milano ci siano capacità, credibilità e competenze per lavorare in autonomia e sviluppare una autonoma iniziativa, che sia innovativa, efficace e non contingente.

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