Lutto universale

Se non vivessimo nel paese che dichiara una settimana di lutto nazionale per la morte di Berlusconi tutta la stampa parlerebbe del fatto che ieri nel Mediterraneo si è consumato uno dei più grandi naufragi di tutti i tempi. Non sono ancora chiare le stime esatte, e molto probabilmente non lo saranno mai, ma un peschereccio partito da Tobruk, in Libia, è affondato a largo delle coste greche mentre si dirigeva in Italia.

Secondo i superstiti, 104 in tutto, a bordo c’erano 750 persone. Potrebbero quindi essere più di 600 i morti per l’ennesima strage che si verifica solo a poche settimane di distanza dall’emanazione del cosiddetto Decreto Cutro, decreto che per beffa continua a limitare operazioni di soccorso utilizzando il nome della località di una delle ultime stragi avvenute a pochi metri dalle nostre coste.

Ma le responsabilità politiche del governo italiano e delle istituzioni europee non si limitano solo al continuo sabotaggio delle organizzazioni impegnate in operazioni di ricerca e soccorso: fino a che non verranno dichiarate rotte sicure, cambiate le politiche sul rilascio del visto, concesso alle persone di migrare legalmente, chiunque reputi più sicuro rischiare la vita in mare piuttosto che rimanere in un lager libico continuerà a tentare il viaggio della fortuna, troppo spesso morendo.

Il paradigma repressivo del fenomeno migratorio causa solo morte, le migrazioni non si possono fermare, le decine di migliaia di persone annegate mentre si dirigevano in Europa vanno considerato morti politiche.

Non chiamatele tragedie, non chiamateli incidenti, se per Silvio Berlusconi l’Italia dichiara lutto nazionale, per tutti coloro morti nella speranza di raggiungere le nostre coste bisognerebbe dichiarare un lutto universale.

St. Ambroeus FC

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