Manifestazione: Piazza Fontana strage di Stato

15219603_1825484857694908_1071450053062311491_n12 DICEMBRE 1969-12 DICEMBRE 2016
RICORDARE LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

OGGI COME ALLORA SI CAVALCA LA PAURA PER UNA NUOVA STRATEGIA DELLA TENSIONE CONTRO PROFUGHI E MIGRANTI

OGGI COME ALLORA IN PRIMA FILA FASCISTI, XENOFOBI E RAZZISTI IN ITALIA COME IN TURCHIA, UNA DITTATURA CHE REPRIME A LIVELLO DI MASSA E CONTINUA A NEGARE I DIRITTI DEL POPOLO CURDO

Il 12 Dicembre 1969 una bomba scoppiava in Piazza Fontana.
Una bomba che, facendo 17 morti e decine di feriti, unita alla morte di Giuseppe Pinelli assassinato tre giorni dopo nella Questura di Milano e al depistaggio che accusava l’innocente Pietro Valpreda, inaugurava la “Strategia della Tensione”, ovvero la costruzione sistematica di paura volta a criminalizzare i movimenti sociali e le richieste di diritti e libertà che in quegli anni riempivano le strade.

47 anni dopo il mondo si presenta molto diverso e in tanti faticano persino a ricordarsi di quella strage, del suo senso e delle responsabilità politiche e istituzionali ai massimi livelli dello Stato. Ma anche dopo quasi cinque decenni la paura continua ad essere merce preziosa sul mercato della politica e, anzi, in questi tempi di crisi, crescente disuguaglianza sociale e nuove e vecchie solitudini urbane, sembra vivere una nuova e triste primavera.
E c’è anche chi, come il regime di Erdogan, ha riproposto i temi e i metodi classici della strategia della tensione.

Si stimola, si cavalca e si esalta la paura e ogni questione diventa un problema di sicurezza e motivo di odio verso il “diverso”. A cominciare dalle guerre diffuse al ricatto del lavoro senza diritti alla devastazione dei territori, fino ai migranti e i profughi che sono i primi bersagli, da indicare come untori e invasori e contro cui innalzare le barricate.
I professionisti dell’odio sono sempre loro, i fascisti, gli xenofobi e i razzisti, ma è l’ipocrisia dei governi a spianare la strada.

Gli interventi militari occidentali in Medio Oriente sono iniziati nel 1991, molte dittature in Africa hanno trovato ripetutamente complicità e copertura ai massimi livelli in casa nostra. Il traffico d’armi dall’Europa e dall’Italia verso paesi in guerra, come l’Arabia Saudita, non si è mai arrestato, anzi. E, soprattutto, è continuata con sempre più intensità una politica che aggrava lo squilibrio economico e sociale tra le aree del mondo, così come all’interno dei singoli paesi. Chi oggi scappa da guerre, dittature e condizioni sociali insostenibili scappa da realtà che la politica di questa Europa ha contribuito a creare.

L’ipocrisia si manifesta con massima chiarezza nel caso dei rapporti con il regime di Erdogan, ormai avviato a trasformarsi in una dittatura senza attenuanti. Media indipendenti chiusi, giornalisti in carcere, deputati e sindaci curdi destituiti ed arrestati e una repressione di massa contro chiunque dissenta dal regime.
Eppure, dopo qualche frase di circostanza, continua tranquillamente l’accordo UE-Turchia, che prevede miliardi di euro in cambio del blocco con ogni mezzo, anche il più violento, dei profughi.

Noi stiamo dalla parte del popolo curdo, dell’esperienza del confederalismo democratico del Rojava e della resistenza democratica e popolare in Turchia. I movimenti curdi rappresentano oggi una delle poche, se non l’unica, voce fuori da un coro nefasto di settarismi, comunitarismi e autoritarsimi che prevale in quelle terre violentate dalla guerra.

Ovunque in Europa e nel mondo, dietro l’ipocrisia di classi dirigenti, impegnati a perseverare con le politiche neoliberiste e a devastare ciò che rimane del welfare, sta crescendo una destra, spesso dai tratti fascitoidi, che indica il nemico non in un modello sociale iniquo ed escludente, non nelle oligarchie economiche e finanziarie che orientano la politica di più di un governo e non in quelli che nella crisi si sono arricchiti a spese di chi la crisi continua a pagarla, bensì nel “diverso” e nell’”invasore”, in quello che sta appena peggio di te e minaccia il tuo precario status. È così, oggi come ieri, la costruzione della paura produce mostri, da Trump a Orban, dalla Le Pen a Salvini.

Ricordare la Strage di Piazza Fontana, oggi come ieri, non è un semplice esercizio di memoria.
È una scelta partigiana, di rifiuto della paura e della guerra tra poveri che ci vengono proposte, e di lotta per i diritti, per un futuro degno, libero e sostenibile per tutte e tutti.

PROMUOVONO:

Memoria Antifascista
Ponte della Ghisolfa
Comitato Lombardo Antifascista
CSOA Lambretta
Centro Sociale Cantiere
ZAM – Zona Autonoma Milano

Aderiscono:
Fronte Popolare
Rete della Conoscenza Milano
Federazione di Milano del Partito della Rifondazione Comunista
Redazione milanese di Lotta Continua
Naga Onlus
ANPI di Zona 8
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea Lombardia
Associazione “Zona 3 per la Costituzione”
ACT! Agire Costruire Trasformare Milano

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