Primo Maggio 2015 – La Procura impugna l’assoluzione dei NoExpo

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La Procura di Milano ricorre contro l’assoluzione di un manifestante e contro la condanna di altri due per i soli reati specifici chiedendo la condanna per devastazione per tutti.

Negli ultimi giorni ci sono state diverse novità sul fronte delle indagini riguardanti la vicenda Expo 2015 nel suo complesso.

Partiamo parlando dei potenti… Nei scorsi giorni, dopo che il gip si era opposto alla richiesta d’archiviazione presentata dalla Procura per l’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta che riguarda i lavori di preparazione della “piastra” su cui poi sono sorti i padiglioni di Expo, la Procura Generale ha avocato ha sé l’indagine per un supplemento di altri 30 giorni di inchiesta. La gara per i lavori sull’area dove sarebbe sorta l’Esposizione Universale fu vinta nel 2012 dalla società Mantovani con un ribasso del 42 per cento sulla base d’asta. Gli indagati sono ex-manager di Expo e imprenditori impegnati nei lavoro. L’inchiesta fu causa di un durissimo scontro all’interno della Procura di Milano tra l’allora procuratore capo Bruti Liberati e il suo sottoposto Alfredo Robledo che seguiva le indagini sulla corruzione. Il pensiero di molti è che per dare una svolta ai lavori che languivano con lentezza in una vera e propria impasse furono compiute una serie di scorrettezze e illegalità.

Per quanto riguarda il fronte del processo a 4 attivisti per i fatti del Primo Maggio NoExpo la Procura ha depositato un ricorso contro l’assoluzione di tre manifestanti per l’ormai famigerato articolo 419 del Codice Penale: devastazione e saccheggio. Un manifestante ottenne l’assoluzione piena mentre altri due furono condannati solo per condotte specifiche.

Il pubblico ministero Basilone torna all’attacco sostenendo che il mero possesso di una maschera antigas vorrebbe dire concorrere, almeno psicologicamente, nel reato di devastazione.

Poco importa che portare la maschera antigas o accorgimenti simili abbia voluto dire salvare la salute di migliaia di persone a fronte dei più di 6.000 lacrimogeni lanciati al G8 di Genova o ai 4.357 lanciati in Val di Susa nelle giornate del 27 Giugno e 3 Luglio 2011. Numeri degni della battaglia di Ypres nella Prima Guerra Mondiale…

Utile inoltre ricordare che i gas cs vengano considerati arma chimica se utilizzati in guerra…

Come dimostrano i fatti della Magliana di una settimana fa, il 419 è il nuovo strumento di repressione buono per qualsiasi evenienza utilizzato dalle procure di mezz’Italia. Può essere contestato nelle situazione più svariate. Normale quindi che la Procura di Milano ricorra contro una sentenza tutto sommato “garantista” come quella sui fatti del Primo Maggio 2015.

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