Viva la Caserma Montello…

timthumbLa giornata di ieri è stata sicuramente una vittoria nei confronti delle forze xenofobe che un po’ in tutta Italia stanno cercando di cavalcare il razzismo dilagante per rimpinguare la propria base elettorale. La forza della piazza di ieri è stata sicuramente quella di essere eterogenea, orizzontale e attraversabile da tutti e tutte. E’ in questo senso che bisogna continuare se davvero si vuole costruire una risposta maggioritaria ed efficace contro le destre emergenti ed è anche questo il contesto in cui coltivare riflessioni e percorsi che possano ambire ad andare oltre alla difesa dei migranti per poterne reclamare ulteriori diritti.

Un paio di precisazioni dopo ieri però è doveroso farle. Nonostante la ”corsa a farsi i selfie” dei politicanti di turno che non hanno perso l’occasione per cercare di mettere il cappello su una iniziativa ben riuscita, la piazza di ieri è una piazza costruita dal basso. Sono stati i cittadini e le realtà attive nel quartiere a mettersi in gioco e a cercare di bloccare l’avanzata neo-fascista nel proprio quartiere e questo merito va ribadito con forza perché è stato questo il fattore determinante del successo di ieri.

Ancora più importante è invece la questione della Caserma Montello come Centro di Accoglienza Straordinaria, la piazza di ieri è stata organizzata per difendere i richiedenti asilo che verranno ospitati e arginare il fascio-leghismo in Zona 8, non di certo per difendere l’operato del Comune di Milano o del Ministero degli Interni rispetto alla gestione dell’accoglienza.

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La Caserma Montello

I centri di accoglienza straordinaria (C.A.S.) sono quanto più lontano da un modello di accoglienza che abbia come priorità quello di integrare i nuovi cittadini nel contesto in cui vengono ospitati. I C.A.S. sono infatti un sistema semi-detentivo, un luogo senza tempo in cui è più facile essere abbandonati a se stessi piuttosto che essere stimolati a interagire con il contesto circostante, oltre ad essere ammassati in centinaia nello stesso luogo, a non avere privacy e ad avere una scarsissima possibilità di accedere ai servizi di cui si avrebbe diritto nei C.A.S. come per chi vive in libertà vigilata, hai il coprifuoco, se per 2 giorni non torni a dormire nel centro vieni segnalato ed escluso dall’interno sistema di accoglienza nazionale, quindi lasciato per strada.

I C.A.S: sono poi l’epicentro della speculazione sull’accoglienza, sono il sistema in cui si sono registrate il maggior numero di infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti, sono il Business sui rifugiati per eccellenza. Basta vedere lo scandalo che ha colpito l’ente che ha vinto l’appalto per la gestione della Montello giusto un paio di settimane fa nel centro da loro gestito in via Balduccio da Pisa per rendersi conto quanto marcio ci sia all’interno di questo modello di accoglienza. Se nel moderno sistema di detenzione si è passati dal supplizio e quindi da una esemplare punizione corporale in pubblico alla reclusione, individuando l’anima del condannato come fine ultimo della pena, bisogna domandarsi cosa rappresenti lo stato semi-detentivo dei C.A.S. e in generale delle strutture di accoglienza nell’attuale sistema giuridico-punitivo.

I C.A.S., come le altre strutture di accoglienza, sono il purgatorio degli indesiderati, gli immigrati, che in un periodo indeterminato di tempo devono attendere l’esito della loro richiesta di asilo, di protezione umanitaria o sussidiaria. Devono aspettare l’esito della risposta in cui potranno sapere se saranno accettati oppure lasciati per strada a riempire quello spazio di illegalità creata dallo stato: la clandestinità. Il sistema di accoglienza non è il luogo in cui gli ospiti vengono indirizzati verso l’integrazione, o almeno non è questa la ragione fondante della loro esistenza, il sistema di accoglienza è il limbo in cui vengono detenuti coloro che vogliono essere riconosciuti dallo stato come aventi diritto di vivere tra noi.

L’attuale sistema di accoglienza è quindi un luogo in cui lo stato ha una spropositata facoltà di controllare i corpi di chi viene ospitato/detenuto, a differenza delle carceri però l’unica colpa di ci vive è di venire dalle periferie del mondo.

Combattere il razzismo e la discriminazione non può quindi limitarsi a mettersi in gioco solamente quando si manifestano nella loro essenza più esplicita, come nel caso dei fascio-leghisti. Per combattere realmente il razzismo e la discriminazione è necessario individuare dove essa sia ancora presente nella struttura della nostra società e nel suo ordinamento giuridico.

Combattere realmente il razzismo e la discriminazione è quindi impossibile senza combattere la clandestinità che costringe più di 500.000 persone solo in Italia a vivere nell’ombra, a combattere contro un sistema legislativo che ha costretto decine di migliaia di persone ad annegare nel Mediterraneo, a combattere contro una società dove le discriminazioni più taglienti sono sottili e spesso invisibili da parte di chi questa scure non può percepirla perché non è all’interno delle categorie su cui questa scure è diretta.

Dave

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