Turisti bastardi. Un flusso di rancore di un cameriere greco

So che non dovrei. Solo perché vengono da posti di merda, freddi anche d’estate. Ma io li odio. Odio i turisti in generale, ma quelli del Nord Europa di più. Quando li vedo camminare seminudi bianchi come cadaveri, flaccidi o atletici non importa. Sempre con ste cazzo di birkenstock come nei safari o con le infradito come se fossero a bordo piscina anche se camminano in mezzo ai liquami e la spazzatura di Monastiraki. Sempre sorridenti. Ci credo che sorridono, belli contenti di visitare le loro colonie! Dopo averci messo in ginocchio, saccheggiato le nostre risorse, appropriati dei nostri aeroporti, vengono in vacanza qui perché l’estate in effetti ha tutto un altro sapore rispetto ai mari del Nord con le loro acque limacciose e il cibo di merda.

Gli olandesi poi, sono i peggiori: i più inflessibili a punire gli errori di noi razze mediterranee, i primi a darci lezioni su come si tiene un bilancio e poi vengono qui in ferie. E lo credo bene: due settimane di villeggiatura gli costano come un week end o un biglietto per l’Amsterdam Arena.

Li odio: loro e i tedeschi. Ci hanno trasformato nella Thailandia d’Europa. Manca solo il turismo sessuale ma tutto il resto c’è: un brand costruito a tavolino, richiami alla civiltà ellenica, alla cultura mediterranea, l’accoglienza, il cibo sano e adesso, solo nelle isole esclusive, anche l’opzione spirituale, un po’ di yoga qua e là e la vacanza esotica è servita.

Quando vedo sti pachidermi bianchi cadaverici che si siedono a tavola e chiedono la pizza anche se sono in mezzo all’Egeo – perché tanto siamo sotto le Alpi, eh – e continuano a mangiare uova e bacon a colazione anche se ci sono 38 gradi, gli vorrei pisciare nel piatto.

Perché noi siamo i loro camerieri.

Le Cicladi ormai sono inaccessibili a un normale stipendio greco. L’industria che tiene in piedi il turismo si fonda sulla schiavitù, andate a vedere le baraccopoli dietro alle discoteche di Mykonos e Paros e ai ristoranti di Santorini. La manovalanza greca ormai gareggia al ribasso con i pakistani. Le baracconate che attirano a vagonate la middle class nordeuropea, quelle specie di luna Park per turisti scemi a cui ci siamo assuefatti tutti quanti, che rendono indistinguibile una località da un’altra, sono la nuova catena di montaggio a cui la Trojka ha condannato le ultime generazioni della defunta middle class greca. Trova le differenze: quelli il loro cazzo di welfare state se lo godono tutto, mentre il nostro è stato seppellito dalle vanghe tedesche e dalla miseria della nostra classe politica. Così restiamo in attesa degli spiccioli che lasceranno sul tavolo a fine serata.

So che non dovrei odiare questi solo perché vengono dal Nord, personalmente non mi hanno fatto niente di male. Anzi, sono gentili per lo più.

So che non dovrei odiarli, non sono mica un nazionalista di merda, io. Anzi! Vengo dal movimento anarchico greco. A proposito, nei dieci e passa anni di rivolta, dal 2008 in avanti, abbiamo sempre ospitato nelle nostre barricate legioni di “anarcoturisti” dal Nord Europa, eccitati come bambini in ricreazione, venuti a giocare alla rivoluzione e a fare tutto quello che a casa loro non possono fare. Col risultato che adesso trovare una casa in affitto a Exarchia è impossibile. Le società immobiliari si sono comprate tutti gli appartamenti per metterli su Airbnb. Per ospitare sti bambini in gita nel quartiere “ribelle”. Che poi li riconosci subito tra le barricate anche se tutti bardati: magrolini e dinoccolati, bianchi e biondi, pronti a devastare la città ma rispondendoti educatamente in inglese. Che un anarchico greco non farebbe mai, dico rispondere educatamente.

Sono cresciuto facendo campeggio libero tra le mille isole dell’Egeo; giravamo insieme alla mia compagnia di amici piazzandoci dove volevamo senza tirare fuori una dracma. A incontrare il mondo e i randagi come noi e condividere tutte quelle cose belle che una spiaggia, l’estate e la creatività di chi non ha soldi ti possono offrire. Ci accampavamo per necessità economica, ma anche per scelta e stile di vita. Finché è stato possibile abbiamo difeso le spiagge che sentivamo nostre, cacciando gli yacht fermi in rada a sassate, noi tutti nudi e selvaggi, loro in polo Ralph Lauren che ci guardavano schifati e preoccupati che le pietre rovinassero la barca. Abbiamo festeggiato attorno ai falò fatti di ombrelloni che qualcuno, le municipalità o qualche privato, provava a impiantare per darsi un tono da riviera. Abbiamo tenuto pulite le spiagge perché appartengono a tutti. Le abbiamo mantenute LIBERE. Ma libere veramente, senza ghetti per nudisti, dove decidere liberamente come stare, con o senza costume. Senza pudori e giudizi. Senza guardie. Ora che il turismo è il sistema che tiene in piedi la Grecia, non c’è più spazio per noi. Ci muoviamo come clandestini tra le ultime isole rimaste, custodendole gelosamente, prima che qualcuno se ne appropri per venderle al banco delle esperienze esotiche alla prossima borsa del turismo.

E a me cosa rimane? L’odio.

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9 risposte a “Turisti bastardi. Un flusso di rancore di un cameriere greco”

  1. Maria ha detto:

    Non è solo lì e non penso sia un discorso di ex colonie,perché lo stesso è e sta succedendo in italia tutti I luoghi più belli dalle città d’arte mistiche o altro trasformate in airb&b e senza più dimensione di turismo culturale anche a torino è sempre più pieno di olandesi e tedeschi. Da un lato c’è chi ha creato l’offerta
    , dall’altro loro sono I più scaltri,e poi ci scordiamo gli italiani che senza spaghetti non vivono???. Io ho smesso di viaggiare da un po’,amavo farlo,ma prima I giapponesi e poi e poi…per fortuna l’ho fatto per anni prima che tutto ciò accadesse. Mc

  2. Alessandra ha detto:

    Ho girato Jugoslavia, Grecia, Corsica quando l’Italia era “troppo cara” in campeggio, sulle spiagge…
    Non ho dovuto servire ai tavoli, ma vedo accadere le stesse cose ovunque!
    InGrecia sicuramente molto piu violento il cambiamento.

  3. michele ha detto:

    si deduce ancora una volta che l’anarchia, per principio senza potere, non è una prospettiva sostenibile; senza un’adeguata organizzazione e senza la capacità di prendere il potere, anche quello dello Stato, si finisce per rimanere spettatori; ciò che rimane, dopo tante piccole ribellioni, è solo impotenza e odio. In ogni caso, viva i rivoluzonari, i selvaggi e i randagi, ovunque siano..

  4. Pietosa Coltrice ha detto:

    Michè, non vedevamo l’ora di leggere il tuo commento a cazzo, che infatti è arrivato, puntuale come la morte, dopo la lettura di un bell’articolo che chiede silenzio e meditazione, in quanto grido di dolore di chi ama i suoi luoghi e la sua gente e li vede violentati.
    Da dove scrivi, Michè? Milano, vero? O comunque nord, immagino.
    Saluti dalla Sardegna

  5. michele ha detto:

    anche a me è piaciuto molto, non penso però richieda silenzio, il dolore e l’odio deve organizzarsi in una forma capace di resistere e crescere nel tempo, di unire tutti coloro che stanno dalla sua parte, è una banalità o una semplificazione, ma è ciò che la sua lettura mi ha suscitato di getto

  6. Luisa ha detto:

    Condivido in pieno la rabbia e la estenderei a come gli italiani stanno massacrando, con più maleducazione dei nord europei, isole e luoghi della Grecia e -scusate – dell’Italia stessa.
    In tanti anni che frequento la Grecia ho visto cadere, pezzo dopo pezzo, la dignità massacrata dagli stenti, la difesa delle tradizioni, l’oltraggio a una natura meravigliosa. Non sono anarchica, sono anche anzianotta, ma le sassate le tirerei tanto volentieri!

  7. Cortinis ha detto:

    Condivido al 100%….

  8. Pasquale ha detto:

    Meno male che questo mondo di merda finirà presto… per tutti

  9. Daniela ha detto:

    Odio il modo in cui il turismo di massa trasforma tutto in un parco giochi.

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