Lavoro si, lavoro no? Garanzie si, garanzie no?

Via alle consultazioni sulla riforma del lavoro. I sindacati hanno incontrato ieri il governo per discutere del nuovo progetto proposto dalla ministra Fornero.
rumors parlano di una riforma che andrà a toccare 5 nodi nevralgici: contratti, formazione, flessibilità, servizi per il lavoro e ammortizzatori sociali.
Pare che nessuna intesa sia stata raggiunta e che la ministra si riservi di ripresentare il documento alle parti sociali entro breve…anche se poi si sa, questo governo alla fine decide da solo e va avanti per la strada asfaltata dalla BCE e dal mondo della Finanza.

Si riparla in maniera sistematica del contratto unico, CUI, che dovrebbe prevedere l’annullamento delle numerose tipologie di contratto attualmente esistenti e abolire così il dualismo che si crea tra precari e non.

Rispetto ai primi momenti, le linee guida che si seguiranno per l’applicazione del CUI sono oggi note e per nulla rassicuranti.
Si prevede infatti una prima assunzione, che dura per un periodo di tre anni e che permette al datore di lavoro di licenziare i dipendenti entro questo lasso di tempo.
Mentre nelle prime indiscrezioni si riportava che dopo questi primi anni il lavoratore avrebbe potuto godere dell’assunzione immediata con contratto a tempo indeterminato, oggi si scopre che, passato questo momento iniziale, si può essere licenziati senza se e senza ma.

Che cosa cambia rispetto a prima?
Nel senso, per tre anni siamo comunque precari perché licenziare non comporterà particolari penali, a parte un ridicolo risarcimento proporzionale al periodo lavorativo, e, terminato questo periodo, possiamo comunque venire licenziati in tronco. Per i pochi a cui andrà bene si prevede l’assunzione a tempo indeterminato…ma…non ci saremo mica scordati l’articolo 8 della manovra di agosto che consente alle aziende di derogare sia dai contratti che dalle leggi dello Stato!

Ci dovrebbe forse rincuorare il fatto che la flessibilità dovrebbe costare di più e che il passaggio ad un lavoro a tempo indeterminato sarà agevolato da sgravi contributivi alla luce delle considerazioni fatte, ma soprattutto della furbata  ad opera Sacconi?

Fa davvero ridere, poi, che la ministra cerchi di salvarsi in corner parlando di un contratto che evolve con l’età, piuttosto che tenere un contratto nazionale valido per tutti…Ma se io a 30, 33, 36 ecc…anni vengo licenziata…che speranza ho che mi riassumano subito, ma soprattutto che rimanga nel nuovo lavoro per altri 3 anni o nei desideri più irrealizzabili per tutta la vita?

Non prendiamoci in giro, per sostenere una tale riforma sul lavoro servirebbe un “reddito minimo”, e infatti la ministra ne parla…aggiungendo in un secondo momento che ovviamente non ci sono le risorse per realizzarlo.

Ricordiamoci inoltre che non sono stati presentati ancora i modi e i tempi entro cui ciascuna azienda si dovrà adeguare ad applicare il nuovo contratto.

Gli scenari non sono rassicuranti.

Si potrebbe creare una situazione di disparità tra i dipendenti. Le riforme sui contratti infatti non hanno effetto retroattivo. Per i primi tempi i nuovi assunti avranno diritti diversi dai vecchi precari.

C’è il pericolo poi che si accendano battaglie interne alle aziende al momento di scadenza dei contratti a progetto o delle prestazioni occasionali…chi prediligerà l’azienda per attuare il CUI? E quali saranno i parametri utilizzati? Non siamo certo nel paese dove fa strada chi ne ha le capacità.

Mani tra i capelli anche rispetto agli ammortizzatori sociali. Il governo ha ben pensato di voler abolire la cassa integrazione straordinaria (applicabile nei casi di  ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale, casi di crisi aziendale di particolare rilevanza settoriale o territoriale, impresa assoggettata a procedura concorsuale di fallimento, liquidazione coatta, e che dura a seconda dei casi da uno a due anni) e rimpiazzarla con una specie di “reddito di disoccupazione”, di cui non si conosce la durata e di cui è molto difficile stabilire la portata visti i tempi di crisi.

Rimane invece la cassa integrazione ordinaria (che viene applicata solo in caso di problemi transitori che non dipendono dai dipendenti o dal datore di lavoro) per brevissimi periodi di sospensione dell’attività lavorativa.

Insomma non si smentisce il governo nel suo voler tirare dritto sino al raggiungimento dei suoi obiettivi, e non ce la beviamo la favola che sarà una scelta condivisa e democratica solo perché non si prevede di far passare la bomba con un decreto legge. Monti e i suoi vogliono chiudere l’accordo entro 3 o 4 settimane e credo che a quel punto non sarà rilevante se i sindacati e le parti sociali non saranno d’accordo. Un governo tecnico messo in piedi per certi scopi vorrà raggiungere tali senza tanti mezzi termini.

In un paese allo stato attuale bloccato dalle proteste su tutti i fronti, questa riforma del lavoro è un ulteriore pugno in bocca di chi è cieco e non vuole sentire.
Non siamo nelle mani di persone che hanno a cuore il benessere sociale.

Un banchiere è proprio la persona che serviva per occultare il fallimento del capitalismo e risolverlo con gli stessi mezzi che questo sistema concepisce.
Monti e i suoi sanno benissimo in quale drammaticità ci troviamo e sanno benissimo che queste mosse serviranno solo a proseguire il mangia mangia di banche e finanza.

Tocca muoversi e tocca farlo subito.

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