All’ombra di Weimar: Syriza, il fascismo e l’autunno del movimento greco

11100361_490950421059687_1002480799_nPubblichiamo un interessante contributo raccolto in Grecia nei giorni attorno al Primo Maggio. La Redazione di Milano in Movimento sta ancora discutendo sulle ultime evoluzioni e sulle prospettive del paese ellenico, ma riteniamo importante tenere aperto il dibattito.

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All’ombra di Weimer: Syriza, il fascismo e l’autunno del movimento greco.

«Syriza è un partito demagogico, demagogico! Solo bugie: non lo sapevano prima delle elezioni che era impossibile trovare un accordo? Non lo sapevano prima?» a parlare è Dimitri, militante del piccolo partito di Antarsya. Ci fa strada per le viette di Exarchia, mostrandoci cosa rimane di quel grande centro sociale a cielo aperto. Zigzagando tra un bar e l’altro, in mezzo a murales e manifesti, ci infiliamo in un porticato: «Questo è Skoros. Qui puoi lasciare un oggetto e prenderne un altro. È un centro del baratto. Quello là è Nosotros, un centro sociale in affitto, gestito da dei “post-anarchici”, degli anarchici moderati, insomma».

Mentre mi chiedo cosa diamine siano questi anarchici moderati, ci porta davanti ad alcuni ambulatori, adesso chiusi, e in un altro centro sociale, dove organizzano dei pasti gratuiti per i poveri. Una bandiera rossa ad un balcone, centinaia di volantini, scritte ovunque sui muri: sembra di tornare quindicenni, alle prime manifestazioni. Poco più avanti c’è un parco autogestito: uno spiazzo di proprietà di un’azienda in cui alcuni cittadini hanno piantato degli alberi, e adesso se ne prendono cura. Periodicamente l’azienda richiede la terra, ma non è ancora riuscita a spuntarla.

«Si tratta solo di sopravvivenze – mi avverte però Dimitri – prima era diverso. La verità è che siamo stati sconfitti. E Syriza è l’espressione di questa sconfitta. Quando nel 2008 e nel 2013 il movimento era molto grande, molto importante, non siamo riusciti a intavolare un vero discorso politico. Le grandi assemblee di migliaia di persone sono state incapaci di creare un’esperienza di democrazia diretta. Non era nemmeno democrazia. Ecco dove nasce Syriza: la linea radicale ha fallito, e ha preso piede la via elettorale. Certo, è l’espressione di una radicalizzazione della gente, ma anche della sconfitta del movimento: è entrambe le cose. Vuole essere un partito socialdemocratico anni ’60, ma non è più possibile. Per questo Syriza tiene assieme molte cose, ha molte facce diverse: è di sinistra con gli operai, di destra con i capitalisti; e governa con Kammenos, con la destra estrema».

Dello stesso avviso è Achille, comunista di sinistra e antiautoritario: «Syriza gode di un consenso bulgaro. E qui non succede niente da due anni. Niente. Gli ambulatori autogestiti sono importanti, ma se uno ha bisogno di cure serie, c’è solo l’ospedale privato. Alla fine io non chiedo molto: ho una casa, qualcosa mangio, ho i miei libri. Spero solo di non spaccarmi una gamba, sarebbe la fine».

Gli chiedo cosa pensa di Alba Dorata. «No, dopo Syriza non ci sarà Alba Dorata, magari una destra liberista, ma Alba Dorata è al centro di uno sputtanamento incredibile, perderà consensi». Sul momento quasi gli credo; saranno le imprecazioni del giornalista Iorgos Mitralias a mettermi in allarme: «Quando Alba Dorata era un partito dello zero virgola, io dicevo che un giorno avrebbero preso il sei per cento: tutti mi ridevano in faccia! Ridevano! Non si ricordano com’era qui. Come hanno fatto i romani con Spartaco, i fascisti mozzavano le teste, le mettevano qui in piazza come monito, per tutti. Non capiscono che se la Grecia fallisce…» non finisce la frase, sgrana gli occhi.

11245428_490950134393049_1655757421_nSiamo in un tranquillo caffè in piazza Syntagma, proprio davanti al Parlamento. «I giornalisti li faccio venire sempre qui. Ne sono venuti a centinaia in questi anni, per documentare la “grande esperienza di auto-organizzazione greca”. Io li porto qui». La brezza scuote gli alberi bassi, il sole fa luccicare gli occhiali dei turisti, scorrono le macchine. Tutto calmo. La bandiera greca sul palazzo del Parlamento sventola, sembra allegra.

«Lo vedete tutto questo? È una maschera, nient’altro che una maschera. La Grecia è un clone di Weimar: grosse masse di persone si spostano dalla destra radicale alla sinistra radicale e viceversa. Hanno fatto dei sondaggi, i risultati sono molto interessanti: il governo è al 40%, ma nello stesso tempo il 70% della popolazione diffida della politica e del parlamento. All’opposto, c’è un’enorme fiducia nell’esercito. Questo significa che gli elettori di Syriza non sono che i vecchi elettori dei partiti moderati che questa volta hanno votato altro, è chiaro». Parla come un torrente, questo Mitralias, scrollando la testa e sbottando in improperi contro l’area antiautoritaria, contro alcune tendenze di Syriza, senza risparmiare nessuno: «Parlano, scrivono, fanno lunghi interventi, lunghissimi comunicati. Ma poi cosa fanno? Niente!»

Il giudizio sul partito non è però negativo, nel complesso: «Abbiamo fatto decine di scioperi generali impeccabili, perfetti, grandissimi, abbiamo lottato duramente: quello che gli altri non capiscono è che bisogna essere arcirivoluzionari per fare una politica riformista. Syriza è un grande insieme di idee diverse e le maggioranze cambiano molto rapidamente; non ci sono tendenze stabili, è un partito molto fluido. E non sono professionisti della politica, vedi certi ministri che prima erano persone qualunque, non avresti mai immaginato che sarebbero diventati ministri».

E poi c’è Zoé Konstantopoulou, la presidente del Parlamento greco, che ha chiamato Mitralias a far parte della commissione audit «per valutare quella parte di debito illegale, odiosa, illegittima, per non pagarlo». «Per fortuna c’è stata questa donna, un vero angelo: le avevano assegnato il ruolo di presidente del Parlamento, che è un ruolo decorativo, proprio per tenerla da parte, ma in questi due mesi ha lavorato molto, e ha chiamato esperti di economia da tutto il mondo per costituire la commissione. E il governo non era favorevole: la politica di Tsipras è moderata! È necessario un sostegno internazionale perché la nostra opera possa condizionare il governo. Già il governo basco ha istituito un audit come il nostro; grandi personaggi come Chomsky, Wallernstein, Naomi Klein hanno sottoscritto un comunicato di solidarietà e lo stiamo diffondendo in tutto il mondo; stiamo raccogliendo migliaia di firme a sostegno di questa commissione, è estremamente importante, perché il tempo sta scadendo, manca veramente poco. E tutto si deciderà in questi giorni. Per fortuna che c’è questa donna. Temo per la sua vita, e non sono il solo».

Si alza, se ne va. Rimango seduto ad osservare gli alberi muoversi al vento. La bandiera greca continua a sventolare, quasi allegra, inconsapevole.

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