Israele si autoassolve: «I soldati che hanno sparato non si sono accorti di Abu Akleh»

L’esercito ha identificato l’arma usata dal soldato che, pare, ha ucciso a Jenin la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh ma la polizia militare israeliana non prevede di indagare sull’accaduto. «Non vi sono elementi per ipotizzare atti criminali: i soldati interrogati hanno detto di non essersi accorti della presenza di giornalisti e di aver mirato a uomini armati», ha riferito ieri Al Jazeera citando le parole del portavoce militare. La famiglia Abu Akleh si è detta «non sorpresa» da questa decisione.

Eppure, gli elementi per proseguire l’inchiesta non mancano. La stampa israeliana riferisce che sono stati accertati sei casi di spari contro palestinesi armati che si trovavano vicino ad Abu Akleh e altri giornalisti. In uno di essi, il più studiato, un soldato dell’unità speciale Duvdevan ha aperto il fuoco contro un palestinese dall’interno di un veicolo blindato e, forse, ha colpito la giornalista.

L’esercito israeliano da un lato chiede all’Autorità Palestinese di consegnare il proiettile per l’esame balistico e dall’altro il procuratore militare si astiene dall’ordinare un’indagine criminale perché, a suo dire, i soldati hanno detto di non aver visto la giornalista.

Inoltre, aggiunge la procura, un procedimento contro militari che hanno agito in combattimento provocherebbe reazioni e polemiche all’interno dell’esercito e della società israeliana che considera «anti-terrorismo» qualsiasi azione missione delle forze armate nei Territori palestinesi. In Israele viene respinto l’80% delle denunce contro i soldati.

di Michele Giorgio

da il Manifesto del 20 maggio 2022

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