Rojava – Continua la battaglia contro ISIS ad Hasakah

Almeno 180 tra detenuti e 27 membri delle Forze Democratiche Siriane (FDS), sono morti da quando i miliziani dello Stato Islamico hanno attaccato la prigione, il 20 gennaio, nel tentativo di liberare alcuni membri dell’organizzazione terroristica.
L’amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale ha sottolineato che secondo informazioni documentate, lo Stato turco era direttamente collegato a questo attacco.

Dopo la distruzione militare dell’ISIS a Baghuz il 23 marzo 2019, le organizzazioni curde del territorio hanno parlato spesso del pericolo delle cellule dell’ISIS, dei loro detenuti e delle loro famiglie. Ma la comunità internazionale ha ignorato – e tutt’oggi ignora – questo problema, delegando nuovamente ai curdi la gestione di una cellula composta da migliaia di miliziani provenienti da tutti i paesi del mondo.
L’attacco alla prigione nel distretto di Hasakah, dove sono detenuti più di tremila miliziani dell’ISIS, è un attacco pianificato; quasi un centinaio di milizianti dell’ISIS hanno attaccato il carcere dall’esterno, con tre auto cariche di bombe. Le cellule dell’ISIS hanno tentato di entrare nella prigione con armi pesanti facendo esplodere un’autobomba al cancello della prigione e dando fuoco a 3 autocisterne. Subito dopo, i prigionieri di Daesh hanno dato fuoco ai loro reparti e si sono sollevati. Nonostante il tentativo di fuga di massa delle bande sia stato bloccato dalle Forze di Sicurezza Interna e dalle SDF, alcuni detenuti sono riusciti a fuggire.

L’amministrazione autonoma del Rojava dichiara di avere prove che certificano che questo attacco ha avuto un periodo di preparazione di sei mesi. Sono state mobilitate dozzine di cellule dormienti che hanno raccolto informazioni per mesi e, di conseguenza, sono passati poi all’azione.
Nel frattempo, le operazioni delle forze di sicurezza contro le cellule dell’ISIS continuano nella sua quinta giornata. In una dichiarazione datata 23 gennaio, il Comando generale delle SDF ha affermato: “Secondo le confessioni di alcune delle bande che hanno effettuato l’attacco, 200 kamikaze hanno preso parte a questi attacchi. Alcune di queste bande provenivano da Serêkaniyê e Girê Spi, alcuni sono venuti dall’Iraq e si sono stabiliti nel distretto di Xiwêran”.
L’addetto stampa delle SDF Ferhad Şami ha anche affermato che in futuro condivideranno le confessioni di questi membri dell’ISIS con il pubblico.
Ora la situazione, secondo ANF news, pare sia la seguente: “La prigione è sotto controllo, tutte le sue porte e i dintorni sono controllate. Quasi un centinaio di bande si nascondono in un edificio in costruzione e contro di loro è in corso una grande guerra. Con queste operazioni, questo piano dell’ISIS viene ora sventato”.

In tale contesto è importante ricordare anche che, su un fronte, le SDF sono impegnate contro il tentativo di rinascita dello Stato Islamico in quel territorio, ma devono anche fare i conti con le offensive militari della Turchia, sul fronte siriano-turco. Erdogan infatti si oppone alla presenza di milizie curde in un’area così vasta lungo i propri confini. Motivo per cui, nel corso degli anni, l’esercito turco ha condotto una serie di operazioni in Siria miratamente anti-curde. Una delle più recenti, nota come “Operazione sorgente di pace”, risale al 9 ottobre 2019 e ha consentito ai gruppi turchi di prendere il controllo di alcune città del Nord-Est della Siria. Un’autostrada per chiunque abbia la capacità di destabilizzare l’amministrazione autonoma del Rojava, ancora una volta.

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