Basta chiacchiere: Sala deve sospendere subito il decreto Salvini

Ci ha fatto emozionare con la maglietta del Che, ci ha fatto innamorare quando ha alzato il pugnetto sinistro, ci ha infiammato il cuore durante i diversi comizi tenuti alle partecipatissime manifestazioni degli ultimi anni. La sinistra meneghina ha trovato un nuovo eroe: Beppe Sala. Dopo il pacco magistrale che è stata la giunta Pisapia, nessuno si sarebbe aspettato una tale condotta da parte di Beppe, che più e più volte si è concesso generosamente al pubblico con uscite fieramente di sinistra. L’entusiasmo che una certa fetta di città nutre per il sindaco può essere riassunta con una celebre frase della serie TV Gomorra: “In ‘sto schifo, anche la merda sa di cioccolato”. Perché di questi tempi, pure un Beppe qualunque può sembrare un paladino della giustizia e quindi il resto non ci importa. Anche se le nostre vite continuano a essere miserabilmente precarie, anche se la nostra città sprofonda a colpi di gentrificazione, noi abbiamo comunque Beppe, che è vero, assomiglia molto di più al direttorissimo di Fantozzi che a un leader di sinistra, ma tra una sparata al Pride e un pranzo con la famiglia Rom al parco Sempione ci fa respirare aria di letizia.

Partiamo dal fiore all’occhiello di una delle giunte più progressiste d’Italia: il “Modello Milano”. Il capoluogo lombardo vanta infatti da diversi anni di essere un’avanguardia nel modo di gestire l’accoglienza, vanto che ha voluto consacrare con la famosa marcia dei 100.000 “Insieme senza muri”. Punta di diamante della giunta è l’assessore solidale Pierfrancesco Majorino. Quanto però di questa spumeggiante retorica è realtà, e quanto aria fritta? Perché ogni volta che si pronuncia “Modello Milano” riferito all’accoglienza, a un “addetto ai lavori” sanguinano le orecchie? Milano non solo non può essere considerata un modello, ma in quanto a gestione dell’accoglienza è addirittura parecchio al di sotto degli standard nazionali. L’accoglienza si divide infatti in due principali tipologie di strutture: gli SPRAR, centri di piccole dimensioni a cui sono garantiti diversi servizi, e i CAS, acronimo di centri di accoglienza straordinaria. Non è sempre così, ma in generale si potrebbe dire che lo SPRAR è il modello di accoglienza più virtuoso, dove i richiedenti asilo vivono in appartamenti o piccole strutture diffuse sul territorio, dove sono favoriti meccanismi di interazione tra la cittadinanza e gli ospiti e garantito un percorso di ingresso nel mondo del lavoro. I CAS invece, nonostante rare eccezioni, sono solitamente edifici di grandi dimensioni, che variano tra ex-scuole, caserme, ospedali fino ad arrivare a ex-carceri o ex CIE. Nei CAS vengono spesso ammassate e abbandonate a se stesse centinaia di persone, i servizi sono carenti quando non sono assenti, spesso diventano veri e propri spazi di segregazione sociale.
In una media nazionale che oscilla attorno a un 75% di CAS e un 25% di SPRAR, a Milano circa il 90% di richiedenti asilo vive in un centro di accoglienza straordinaria. Circa 400 posti SPRAR su 3.800 richiedenti asilo. Nonostante ogni anno l’assessore alle politiche sociali Majorino annunci che aumenteranno i posti SPRAR, ancora nulla, e con il nuovo Decreto Salvini e i tagli all’accoglienza, non solo questa promessa difficilmente potrà essere realizzata, ma i posti SPRAR rischiano addirittura di diminuire. Quanto ai numeri? Milano non “accoglie” di più rispetto alla media nazionale, fermandosi su una quota che oscilla attorno ai 2,4 migranti per mille abitanti. Che cos’è quindi il “Modello Milano”? Tante belle parole, tanti begli incontri nei vari teatri milanesi, ma nel concreto di bello c’è ben poco, e basta visitare uno degli hotel a 5 stelle dove alloggiano i richiedenti asilo meneghini, come ad esempio il C.A.R.A di via Aquila, dove centinaia di persone vivono in tende senza riscaldamento, o l’ex CIE di via Corelli, dove fino a poco fa le persone si dividevano tra container e celle per carcerati.
Per il resto nessuna regolarizzazione di spazi sociali, aumento del prezzo per i mezzi pubblici, colate di cemento sugli ultimi luoghi verdi della città, maxi-operazioni di speculazione edilizia, di cui tra le ultime il trasferimento di una parte di Città Studi a Rho Fiera nell’ex area di Expo.

In tutto ciò la Milano progressista continua a entusiasmarsi per il nostro nuovo leader, in questa splendida allucinazione collettiva che vede Milano come un piccolo paradiso in terra, animato dalla fratellanza e dai buoni sentimenti. Negli ultimi giorni il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha annunciato di voler “disobbedire” al Decreto Salvini concedendo ai richiedenti asilo di registrarsi all’anagrafe di Palermo per ottenere la residenza. Da qui numerosi sindaci hanno da un lato dimostrato solidarietà, dall’altro, in alcuni casi, annunciato di voler fare lo stesso, seguendo la miccia accesa dal primo cittadino del capoluogo siculo. Tra questi anche Beppe Sala non ha fatto mancare simbolicamente il proprio appoggio. Ora però bisogna passare dalle parole ai fatti, perché di parole ne abbiamo già sentite abbastanza. Dopo anni di propaganda sul “Modello Milano”, forse è giunto il momento di dare una spintarella al Comune di Milano per prendere posizione di fronte a una delle leggi più nefaste uscite dal Parlamento italiano. Per questo lunedì parteciperemo armati di pentolame al presidio sotto al Comune di Milano organizzato dalla rete No CPR.

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