Zucca non arretra: “Il governo spieghi perché i torturatori del G8 sono ai vertici della Polizia”


L’Italia è un paese senza memoria e in questo frangente ci sembra sensato riprendere un articolo di MilanoInMovimento del Dicembre 2017 uscito in occasione della nomina di Gilberto Calderozzi, condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi per i falsi verbali che coprirono il massacro della Diaz, a vice-direttore tecnico operativo della Direzione Investigativa Antimafia. Il Belpaese, sprezzante del ridicolo, si erge costantemente a paladino dei diritti umani sul palcoscenico mondiale, nonostante le due condanne [1 / 2] per tortura da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In un paese normale le dichiarazioni di buon senso di Zucca che si chiedeva come mai un paese autoritario come l’Egitto dovrebbe collaborare sul caso Regeni quando noi per primi chiudiamo gli occhi e facciamo finta di nulla di fronte alle violazioni dei diritti umani quando compiute in casa nostra non avrebbero sollevato la minima polemica. Ma si sa, l’Italia è un paese capovolto. Del resto non è la prima volta che veniamo zittiti a livello internazionale quando attacchiamo la tirata retorica sui diritti dell’uomo. Già ai tempi della rivolta di Gezi Park a Istanbul, di fronte ad alcune timide osservazioni del Governo italiano sulla spietata repressione di Erdogan, i funzionari turchi avevano risposto per le rime con una sola frase lapidaria: “Fareste bene a occuparvi del G8 di Genova!”.

Qui sotto un articolo di Globalist sulla vicenda:


La replica del giudice del processo Diaz alle critiche del Csm e del capo della Polizia.

Enrico Zucca, sostituto procuratore di Genova, ha subito replicato alle critiche del Csm e della Polizia per un suo intervento a un convegno in cui ha fatto un parallelismo tra i torturatori di Giulio Regeni e le violenze compiute dalla polizia durante il G8 del 2001 a Genova: “I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?”.
Il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura, Giovanni Legnini, e il capo della Polizia, Franco Gabrielli, hanno definito “inappropriate”, “oltraggiose e infamanti” le parole pronunciate da Zucca mentre il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, ha avviato accertamenti preliminari sul pm e acquisirà tutti gli elementi conoscitivi sulle dichiarazioni del magistrato.
“La rimozione del funzionario condannato – ha detto Zucca – è un obbligo convenzionale, non una scelta politica, e queste cose le ho dette e scritte anche in passato. Il Governo deve spiegare perché ha tenuto ai vertici operativi dei condannati. Fa parte dell’esecuzione di una sentenza. Noi violiamo le convenzioni è difficile farle rispettare ai Paesi non democratici”.
Poi una considerazione sugli accertamenti avviati sulle sue dichiarazioni. “E’ normale e doveroso, quando succedono queste cose – ha detto Zucca – che Csm e ministero si accertino sui fatti”.

Il precedente.
Una riga di motivazione e un voto in blocco con altre delibere, senza alcuna discussione. Così due anni fa il Csm chiuse con un’archiviazione un’altra vicenda che aveva visto per protagonista il pm di Genova Enrico Zucca. Anche allora in un dibattito pubblico il magistrato aveva duramente criticato l’operato della Polizia al G8 di Genova: lo fece parlando di una “totale rimozione” di quelle vicende e del rifiuto per anni da parte della polizia italiana, diversamente da quelle straniere, di “leggere se stessa” per “evitare il ripetersi” di errori.
L’allora capo della polizia Alessandro Pansa ritenne lesa l’onorabilità del Corpo. Per questo sollecitò l’avvio di un’azione disciplinare al ministro della Giustizia e trasmise la lettera con le sue doglianze anche al Csm. Un’iniziativa che fece infuriare i consiglieri togati di Area, che chiesero al Csm un intervento di segno contrario: un intervento a tutela del magistrato. Quell’intervento alla fine non ci fu, ma nel novembre del 2016, il Csm archiviò la lettera di Pansa.
Lo fece inserendola in un ordine del giorno, che solitamente contiene le pratiche minori e di routine e che di norma viene votato tutto insieme in blocco. Succinta la motivazione, comune a due esposti che riguardavano vicende e magistrati differenti: “non ci sono provvedimenti di competenza del Csm da adottare”. Anche a livello disciplinare la vicenda non ha avuto esiti per Zucca: agli atti della Sezione disciplinare del Csm non risulta alcun procedimento a carico del magistrato.

da Globalist

Pubblicato da Matteo, il 22 marzo 2018 alle 13:15

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