Sawt Al Sumud | Diario di viaggio dalla Global Sumud Flotilla verso Gaza

Il 26 aprile 2026 la Global Sumud Flottilla è ripartita verso la Striscia di Gaza dal porto di Augusta, in Sicilia, sette mesi dopo la missione che ruppe la complicità della nostra parte di mondo con il progetto coloniale sionista. In autunno, mentre le prime barche rompevano il blocco navale illegale di Israele nelle acque palestinesi, milioni di persone in Italia si mobilitavano bloccando tutto.

È stato una vera rivolta sociale. Oggi, sono sessanta le imbarcazioni che compongono, ancora una volta, la più grande missione civile per mare della storia. In questo articolo, raccoglieremo le parole di Francesca, attivista di Gaza FREEstyle, sulla barca Bella Blu che, insieme a Zinedinne, rappresenta il contributo di Gaza FREEstyle (un progetto di solidarietà internazionale nata tra Milano e Roma), dei Centri Sociali del NordEst, dei Municipi Sociali di Bologna e degli spazi sociali Astra e Brancaleone di Roma, alla missione della Global Sumud Flottilla.

Il viaggio di Bella Blu e Zinedinne sarà anche un dialogo. Dalla Striscia di Gaza, compagni e compagne conosciut* durante le carovane di solidarietà racconteranno la loro quotidianità sotto occupazione; dalle barche, gli attivisti e le attiviste faranno da eco a questi racconti, rompendo l’assedio ancor prima di raggiungere la Palestina.

Per seguire lo stream di parole e immagini, seguite le pagine Facebook e Instagram delle realtà coinvolte, nonché i loro siti web.

Qui la live di Global ProjectQui il tracker della Flotilla

Sawt Al Sumud: un diario di viaggio verso Gaza

26 aprile 2026

Primo giorno di navigazione.

27 aprile 2026

Secondo giorno di navigazione verso Gaza. Il sole è alto, il vento dolce, il mare calmo. La nostra Terra riconosce il lato giusto della storia e ci aiuta a invertire il corso di un presente sbagliato.
Intanto, come ogni giorno, da Gaza ci arrivano messaggi commoventi e aggiornamenti dolorosi. Si continua a essere costretti resistere, si continua a essere costretti a morire.
Ogni giorno, si continua a sceglie di vivere.
Il vento della Resistenza è l’insegnamento palestinese che spinge le nostre vele.
Non ci fermiamo.
Viva la vita, morte alla morte,
Palestina libera.

28 aprile 2026

Terzo giorno di navigazione.
Su questa quindicina di metri strappati al mondo, la lingua madre è una lingua mescolata. Italiano, inglese, spagnolo, poi mani che indicano, gesticolano, occhi che sorridono, dove lingue e voci non arrivano.
Fuori ci sono un vento dolce e una calma piatta, soprannaturale. Dentro, la frenesia di una redazione. A non farci caso, si rischia di impigliarsi gli uni nelle cuffiette dell’altro, o di rispondere a domande fatte in una call dalla città sbagliata.
In mare aperto, c’è un silenzio che nella mia città non si può neanche inventare. Attorno alla missione, invece, un vociare rumoroso. È pericoloso, non serve o non basta, non ha i giusti perchè.
Sotto a un video con il mio volto stravolto ma un sorriso sincero, che riconosco, perché non lo so fingere, insulti sessisti e auguri di morte.
Che paura, questo mondo. Non si capisce come possa appartenergli la meraviglia che ho davanti agli occhi: un mare dello stesso colore del cielo, libero anche dall’orizzonte.
Mi arriva un messaggio, un altro, mi viene da impazzire.
È Mohammed, amico fraterno. La prima volta che ho superato il valico di Eretz, dopo un inferno di tornelli e telecamere, uscita una stanza dove una donna con l’aria severa, gli occhiali squadrati, seduta su una sedia girevole, di quelle da ufficio, di quelle dove si sbrigano pratiche e burocrazie, mi aveva chiesto di spogliarmi e un uomo armato, di cui ricordo l’arma, ma non il volto, chissá perchè, stava a guardare. Quel giorno lí, ad aspettarci, lí fuori, c’era lui. Aspettava i suoi amici come in un giorno di festa.
“Tutto il nostro rispetto e la nostra profonda gratitudine a te, giovane donna coraggiosa che ha sempre sostenuto la Palestina con il cuore e con l’azione. Voi siete stati la nostra voce in Europa, credendo fermamente nella giustizia della nostra causa. Avete lasciato un segno indelebile di solidarietà, dimostrando che i legami di fratellanza superano ogni confine. Un saluto fraterno a tutti i compagni in Italia: siamo orgogliosi di voi.
Speriamo con tutto il cuore di riaccogliervi presto sulle coste di Gaza, liberi e in pace. Grazie di esistere.”
Come mettere fuori la testa dall’acqua, un secondo prima di annegare. Posso fare un respiro, tornare a sapere quanto è giusta questa rotta.
La bussola non ha smesso di funzionare.

di Francesca Nardi

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