In difesa del Rojava, sabato 14 febbraio corteo a Milano
Questo fine settimana le comunità curde di tutta Europa si mobiliteranno, in occasione dell’anniversario del sequestro di Abdullah Ö*alan, leader del movimento di liberazione curdo, sequestrato il 15 febbraio 1999 a Nairobi dai servizi turchi e da allora segregato nel carcere di Imrali. Ma quest’anno c’è anche un altro, urgente motivo per mobilitarsi, cioè l’aggressione militare al Rojava e al confederalismo democratico da parte del regime di dell’ex qaedista Al Sharaa e delle milizie mercenarie al servizio della Turchia di Erdogan, con il benestare da parte degli Stati Uniti.
L’offensiva militare del regime era partita dai quartieri curdi di Aleppo e si è spinta fino alle porte di Kobane. Allo stato vige un precario cessate il fuoco, basato su un altrettanto precario accordo tra amministrazione autonoma del Rojava e il regime di Damasco, ma quello che accadrà nel futuro dipenderà in larga parte dalla solidarietà e dalle pressioni che si riusciranno a costruire a livello internazionale. Infatti, il nuovo ordine che avanza in Medio Oriente lascia il Rojava sempre più isolato nel contesto regionale, considerata la nuova alleanza del regime degli ex qaedisti con gli Stati Uniti e le trattative della Russia con Al Sharaa, tese al mantenimento della base militare di Tartus sulla costa del Mediterraneo.
Non a caso dal Rojava e da tutto il movimento curdo arriva la richiesta a* solidali europei di mobilitarsi, perché oggi, nelle condizioni date, è un’illusione pensare di poter resistere con la sola forza militare. O per dirla con una voce curda: “In queste condizioni, il campo più efficace e capace di produrre risultati per i curdi è quello dell’organizzazione politica e sociale globale. Le reti costruite passo dopo passo attraverso la diaspora negli ultimi cinquant’anni sono diventate oggi non soltanto un ambito di sostegno, ma il fronte più forte e decisivo della lotta”.
Sono lontanissimi i tempi in cui sui nostri media venivano celebrati gli eroi e le eroine di Kobane che avevano sconfitto sul campo l’ISIS e oggi, con qualche lodevole eccezione, prevale un assordante silenzio mediatico e politico. Hanno fatto calare il silenzio su Gaza e sulla Cisgiordania e, ovviamente, fanno lo stesso anche sul Rojava e sul popolo curdo.
Il nostro dovere invece è rompere il silenzio, mobilitarci al fianco e insieme alle compagne e ai compagni del Rojava, perché la situazione si è fatto difficile, ma il futuro è ancora tutto da scrivere.
Sabato 14 febbraio, manifestazioni nazionali a Roma e Milano. Appuntamento a Milano alle ore 14.30 in Cairoli.
Luciano Muhlbauer
12 febbraio 2026
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