Decreto Salvini – 7 denunce per l’assedio popolare al Consolato turco

7 denunce per l’assedio popolare al Consolato turco di Milano dello scorso ottobre.

E’ di questi giorni la notifica di 7 denunce per la manifestazione di 10.000 persone che il 26 ottobre 2019 cercò di raggiungere il Consolato turco di Milano in opposizione all’attacco al Rojava e alla politica repressiva di Erdogan contro i suoi oppositori e, in particolar modo, contro la minoranza curda.

Il corteo, molto partecipato, si trovò la strada sbarrata da un fitto muro di transenne oltre il quale, a diverse decine di metri di distanza, era schierato un fitto contingente di Forze dell’Ordine.

Lì partì prima un lancio di ortaggi e successivamente una sorta di “spettacolo pirotecnico” diretto verso la sede diplomatica turca.

A otto mesi dai fatti, viene dunque presentato il conto per un’azione di lotta simbolica che non ha prodotto danni a né a cose né a persone.

Sette attivisti solidali con la causa del Rojava (3 di Milano e 4 del Nord-Est) si sono visti notificare la conclusione d’indagine per quella giornata di lotta. I reati contestati sono il travisamento e i lanci pericolosi (pericolosi per chi non è particolarmente chiaro…).

Con quest’ultima accusa la Digos meneghina ha potuto “provare il brivido” di utilizzare il nuovo articolo 5 bis aggiunto da Salvini alla già tristemente nota “legge Reale” sull’ordine pubblico del 1975 che tanti disastri e lutti ha prodotto nel nostro paese.

L’articolo recita testualmente:

“Chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere, è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Quando il fatto è commesso in modo da creare un concreto pericolo per l’integrità delle cose, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni”.

La strategia della Questura di Milano (magari studiata anche a livelli più alti) è ormai evidente.

Costruire un perimetro sempre più stretto attorno alle forme di conflittualità consentite e tollerate.

Lo scopo neanche troppo nascosto, è quello di costruire una grande metropoli capitalistica a-conflittuale.

Non si tratta di una strategia unicamente poliziesca perché laddove c’è un procedimento penale c’è sempre un magistrato che si presta a incardinarlo o meno.

Da qui quindi le multe per chi, durante le mobilitazioni, non avrebbe rispettato le normative anti-Covid, l’impiego del pool antiterrorismo (!) per due scritte contro il Governatore Fontana, la bastonatura dei lavoratori della logistica in lotta a Peschiera Borromeo, le misure punitive annunciate a mezzo stampa per la mobilitazione dopo l’omicidio di George Floyd, le denunce per una scritta fatta sull’asfalto durante la mobilitazione di Non Una Di Meno sotto Palazzo Marino fino ad arrivare alle notifiche di questi giorni per il corteo contro il Consolato turco.

Paradossalmente viene quasi preferita, prendendo a modello il Nord Europa, una singola giornata di conflitto ogni 5/10 anni piuttosto che un conflitto meno intenso, ma diffuso lungo tutto la durata di un anno. La piccola e media conflittualità permette infatti di accumulare forza e ampliare gli spazi di agibilità costruendo anche delle alleanze politiche e sociali su singoli temi o singole giornate di lotta, cosa vista di cattivo occhio sia dai tutori dell’ordine che dalla magistratura che dalla governance cittadina.

Le reazioni isteriche, specie a “sinistra” nei confronti del sanzionamento della statua di Montanelli la dicono lunga su come qualsiasi forma di conflitto reale o rappresentato sia ormai totalmente espulso dagli schemi di riflessione politica di una certa politica che ha una dimensione della lotta quasi “museale”. Ci si appassiona per le grandi lotte in giro per il mondo, ma quando le lotte arrivano a pochi metri dalla porta di casa propria iniziano i distinguo e le condanne.

Come ormai da triste tradizione una bella giornata di solidarietà popolare e internazionale viene trasformata in un semplice episodio criminale.

Continueremo a seguire da vicino la vicenda.

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