Le conseguenze dell’AI

“Le conseguenze dell’AI” è un ciclo di incontri che si svolgerà tra febbraio e aprile 2024 a Milano.

[In coda al testo i link degli articoli sul tema e degli audio dei vari incontri]

L’intelligenza artificiale generativa è un tema che è nel pieno dell’hype, ma viviamo con un certo disagio una buona parte dei toni giornalistici profetizzanti in cui si cerca di spiegare che tutto andrà per un certo verso piuttosto che un altro. È uno sviluppo tecnologico che per la prima volta ha spaccato la comunità informatica e tecnologica, polarizzata *- semplificando -* tra chi ne segnala i pericoli e chi dice che andrà tutto bene e ne usciremo migliori. L’AI rappresenta una rottura tecnologica ed epistemologica che prenderà pieghe in questo momento imprevedibili anche per chi ricopre ruoli di massimo livello nelle società che stanno sviluppando questi software.

Con l’intelligenza artificiale generativa si è arrivati a un livello inedito nell’accelerazione dell’automazione: decifrarne le tendenze è uno sforzo necessario e richiede un’importante opera di intelligenza (umana) collettiva che deve essere attivata. Viviamo con un certo disagio la sensazione diffusa di antropomorfizzazione della macchina e il conseguente scaricabarile della responsabilità sull’uso del prodotto. Abbiamo un’opinione sulla letteratura che ha già dimostrato come gli algoritmi generino discriminazioni basati sul genere, la razza ed altri aspetti dell’identità (e ci chiediamo coerentemente perché queste storture non siano state corrette). Resta soprattutto che una serie di temi e di rivendicazioni storiche diventano più delicate e contradditorie. Ad esempio
il tema della violazione del copyright e dell’accusa (che ad esempio fa Noam Chomsky) dell’AI come *“software di plagio”* forse non è più sufficiente quando ormai è l’intera produzione immateriale a essere un grande data set da cui estrarre (o sottrarre) valore. Un altro tema delicato è quello della distribuzione della tecnologia: se da un lato è sulla carta auspicabile ‐ oltre che essere una forma di attacco ai monopoli ‐ immaginare uno spostamento di questa innovazione dall’elitarismo alla diffusione, dall’altro questo può implicare grossi problemi etici sui possibili utilizzi. Infine, un tema da non sottovalutare riguarda la
diffusione delle fake news e il ruolo dei social, in particolare foto e video generati con l’AI, nonché gli effetti che possono avere in termini di produzione del consenso e orientamento dell’opinione pubblica. Tutte circostanze che ci portano a riflettere sui risvolti epistemologici dell’AI in epoca di post-verità e sui rischi per le democrazie.

Quanto ai riflessi sul lavoro, non è facile capirne la portata dell’impatto: è probabile che colpirà di più il lavoro immateriale, è probabile che l’aumento di produttività genererà grossi profitti. Tutte le altre innovazioni tecnologiche (dall’aratro all’elettricità, dalla ruota alla robotica) quanto meno sul breve termine sono sempre state a discapito dei lavori non qualificati. Questa volta invece l’innovazione potrebbe impattare su una fascia di forza lavoro di formazione medio-alta: fatto che rappresenta una novità assoluta dalle imprevedibili conseguenze sociali.
Contemporaneamente inizia a diffondersi una discreta quantità di scritti che dimostrano come questa trasformazione tecnologica sia enormemente energivora e non sappiamo, nella previsione della sua probabile diffusione, dove si attingerà per fare fronte a questo fabbisogno.
Anche se probabilmente l’entusiasmo attorno all’AI sbiadirà, anche se ci saranno battute d’arresto dovute a limitazioni, leggi, errori o quant’altro, la strada presa con lo sviluppo di questo progresso tecnologico ci sembra difficile da invertire e in ogni caso cambierà il mondo digitale (e non solo) con conseguenze, come la liberazione di tempo dal lavoro, che suggeriscono ripensamenti radicali e in senso re-distributivo dell’uso di patrimoni che dovrebbero essere comuni.

I venti passi di N.i.n.a. (23 maggio 2024)

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