In ogni città, #scioperariamoexpo per fermare la piovra

in ogni città, #scioperariamoexpo per fermare la piovra.

 

SCIOPERIAMOEXPO
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Il Primo Maggio ha inizio Expo2015, l’Esposizione universale di Milano.

L’evento per cui si sono battuti i sindaci Moratti e Pisapia, fingendo di trovarvi una soluzione per i dissesti economici dell’amministrazione comunale.
A poco più di un mese dalla data di inaugurazione, pare che solo il 18% del cantiere su cui sorgeranno i padiglioni della fiera sia completato e già si studiano dei sistemi per occultare le parti non concluse.

Expo e i suoi effetti
Ma cos’è Expo? Dietro all’altisonante e toccante slogan “Nutrire il pianeta, energia per la vita” si nascondono tutti i tentacoli del mostro, un grande evento che rappresenta lo scudo comunicativo e giuridico con il quale introdurre leggi speciali e provvedimenti eccezionali:

Nella società
– Sciacallaggio e privatizzazione del settore pubblico a spese della cittadinanza tramite la costituzione di società private a capitale pubblico come Aerexpo spa e Expo spa. La prima nata per eseguire la compravendita di un terreno privato ad uso agricolo divenuto poi magicamente edificabile e la seconda creata invece per gestire e seguire la realizzazione dell’evento. Società come queste o quelle che stanno dietro la costruzione del reticolo autostradale di Teem e Brebemi, si sono poi rivelate veri e propri buchi neri generatori di debito e sono riuscite a inghiottire milioni di euro di finanziamenti e contributi pubblici.

Alla speculazione si sono aggiunti scandali, tangenti, inchieste per infiltrazioni mafiose e appalti truccati, azioni criminose che trovano terreno fertile nel paese dello sfruttamento intensivo del suolo e dell’edilizia “facile”.

Nel mondo del lavoro e della formazione
– Nuove forme di lavoro atipico e deroghe al patto di stabilità tramite accordi con i sindacali confederali. Expo è il banco di prova del Jobs Act di Renzi, ovvero la svendita dei diritti e la liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro tramite la possibilità di rinnovare a dismisura il tempo determinato (nel Jobs Act fino a 3 anni senza obbligo di assunzione), l’abbassamento della percentuale di assunzione obbligatoria legata all’apprendistato, la mancanza totale di processi di formazione e la misera remunerazione per chi lavora in regime di stage e l’istituzionalizzazione del lavoro non retribuito per Expo. Il lavoro diventa infima merce di scambio, se gratuito ancora meglio. Aggressiva la campagna pubblicitaria innescata da Manpower per reclutare disoccupati, inoccupati e studenti nelle scuole superiori e nelle università, pronti a sacrificarsi in cambio di una voce “prestigiosa” sul proprio curriculm. Una battaglia, quella contro il lavoro volontario e gratuito, combattuta sul terreno di un mondo della formazione sempre più svilito dalle politiche di privatizzazione ed aziendalizzazione di cui il nuovo governo si è fatto convinto alfiere.
Esempio emblematico delle politiche sul lavoro è la proposta di “Garanzia Giovani”, un progetto di respiro europeo, che dovrebbe essere la risposta alla disoccupazione giovanile nei paesi in cui il tasso supera il 22%, e che quindi dovrebbe permettere e incentivare l’assunzione dei NEET (giovani Not in Education, Employment or Training) da parte di aziende private e non, sotto forma di apprendistato o “working experience”, ma la cui attuazione non sta avendo i risultati sperati. Spesso infatti, le aziende che assumono, dispongono dei finanziamenti europei a proprio piacimento senza alcuna reale garanzia di stabilizzazione dei rapporti di lavoro.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che i sindacati, avendo stipulato speciali protocolli di intenti con Expo, si sono impegnati a fare in modo che in quel periodo dell’anno tutto fili liscio, ovvero che i lavoratori di Expo già privati di molti diritti, non avranno neppure quello basilare di poter scioperare…

Sui territori
– Cementificazione e deroga a qualsiasi piano regolatore, espressione concreta del disinteresse verso l’ambiente e il territorio. Per Expo sono stati ribaltati interi quartieri, come quello dell’Isola, uno dei cuori popolari di Milano, e si è anche tentato di sventrare i più grandi parchi cittadini, come il parco di Trenno e il parco delle Cave, tentativi bloccati dal fiero e forte intervento dei coordinamenti di quartiere (No Canal) esempio vincente dell’attivazione contro Expo e contro le sue articolazioni locali. L’edilizia impera come maggior “motore di sviluppo”, mentre è ormai risaputo che questo settore non garantisce crescita a lungo termine, non rappresenta un beneficio per tutta la popolazione (i proventi che ne derivano sono spartiti dal settore imprenditoriale, cooperative edilizie, palazzinari e speculatori del mattone) e codifica l’immagine della città come una successione di vuoti da riempire e pieni da ribaltare nel nome della città vetrina a discapito della memoria, della storia e della vivibilità dei quartieri.

Nell’immaginario (con l’aiuto delle multinazionali…)
I tentacoli di Expo non si sono fermati al governo del territorio metropolitano e nazionale. Expo ha anche cercato di tingersi di rosa e di verde, ovvero di legittimare la propria esistenza accostandosi a temi “alternativi”. Ci ha provato lanciando diverse campagne volte ad aprirsi alla popolazione omosessuale e alle donne.
“Women for Expo” e la progettazione della Gay street sono questo. Nel primo caso il tentativo di rievocare lo stereotipo di donna nutrice riadattandolo allo scenario attuale, una specie di ritorno alla tradizione in cui le donne non dovrebbero risultare sottomesse, ma degnamente riconosciute e fiere del loro unico ruolo (imposto e socialmente definito) di angeli del focolare e padrone della casa. Nel secondo caso invece lo scopo sembra essere quello di ghettizzare e soprattutto monetizzare una fetta di mercato fin’ora non valorizzata. Quando la persona omossessuale è un uomo, bianco, ricco e possibilmente occidentale, deve essere prevista una zona ad hoc per i suoi bisogni e le sue necessità, rivelando così l’intenzione reale: quella di drenare risorse da uno specifico tipo di portafoglio… Questo tentativo per altro non è andato a buon fine, e Expo svela il suo vero volto patrocinando i convegni omofobi ma non il progetto di gay street né il Gay pride che si svolgerà durante l’esposizione.

Infine, l’annuncio della presenza di Coca-Cola e McDonalds nei padiglioni dell’Esposizione sono la definitiva prova del fallimento della “copertura verde” di Expo. Sono gli ultimi passi di uno scenario ridicolo già da tempo. Monsanto e altri colossi della produzione agricola-industriale già lasciavano poco spazio ad una rivendicazione seria del tema dell’esposizione. Più che nutrire il pianeta lo scopo sembra essere piuttosto quello di riempire le tasche degli azionisti delle multinazionali. Multinazionali che devastano il territorio con monoculture e agricolture intensive, lasciano sul lastrico i produttori locali mentre affamano le popolazioni locali e agevolano la diffusione sul mercato di cibo spazzatura per tutti e raffinati prodotti bio per pochissimi.

Un trio pericoloso: Expo, crisi & austerity
Di fatto Expo è l’incubatrice delle politiche che affronteremo nel prossimo futuro, Jobs Act e Sblocca Italia in testa. Il grande evento è il luogo dove sperimentare le nuove misure autoritarie e anti-democratiche e accumulare debiti, con i quali poi prorogare all’infinito i ricatti e l’austerity.
Expo è l’ennesimo esempio di uno scenario già visto in Grecia con le Olimpiadi di Atene ed altri grandi eventi in tutta Europa.
Ed è proprio l’Europa che deve diventare il nostro nuovo punto fondamentale e necessario di analisi e investimento politico.
L’uso dello stato d’emergenza tramite il ricatto dell’austerity e del debito pubblico fuori controllo, la gestione centralizzata in organismi non democraticamente legittimati, che si materializzano nei governi non eletti come in Italia prima con il governo Monti e poi con quello Renzi, la Bce o la Troika a livello europeo, sono forme di una nuova governance che è in corso già da tempo e continuerà sicuramente dentro e oltre Expo.
Questo è quello che è successo in Grecia: si parte dallo sfruttamento e dall’indebolimento del territorio e si arriva all’accumulazione di debito con lo sperpero di capitali pubblici. Crisi ed emergenza sembrano essere diventate a tutti gli effetti strutture di governo della nostra epoca. L’Unione Europea, poco Europa e molto unione economica (nonostante il tentativo di presentare un volto più umano della Troika, secondo le ultime dichiarazioni di Jean Claude Junker:” Dobbiamo dare all’ Europa una struttura dotata di maggiore legittimità democratica”), impone un modello di sviluppo che diventa arricchimento per pochi, finanziarizzazione dell’economia reale, sostegno di un sistema già fallito da tempo attraverso il regime di austerità, marginalizzazione della sfera euro-mediterranea attraverso politiche di rigore per paesi come Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, e l’impiego di misure di controllo dei confini come il Frontex o come i meccanismi di espulsione che mirano a tracciare una barriera tra Unione Europea e paesi come quelli nordafricani che si affacciano sul Mediterraneo.

E’ l’Europa a chiedercelo.
Per noi le mobilitazioni verso/dentro/oltre Expo devono avere necessariamente un livello europeo di coordinamento e diffusione. Un livello che non riguarda solo i paesi dell’Unione, ma che vuole avere un respiro ampio e proporre una concezione differente di Europa.
Scioperare Expo significa definire la comune necessità del rifiuto delle nuove forme di sfruttamento, di precarietà e di lavoro atipico. Un rifiuto che riguardi sia il Workfare tedesco, forma di stato sociale subordinata alla continua e perpetua ricerca di lavori e mini-lavori che permettano l’accesso al salario minimo, che le riforme del Jobs Act italiano (ed altre riforme simili che hanno colpito l’Europa mediterranea), dove l’unica soluzione alla crisi pare essere la diminuzione dei diritti e dei salari dei lavoratori.

Scioperare Expo vuol dire costruire una dinamica di lotta comune capace di andare oltre al populismo dilagante che permette a partiti nazionalisti di destra di costruire campagne elettorali e programmi di governo basati sul rifiuto dell’Euro e dell’Europa e che, utilizzando il loro caratteristico vocabolario fatto di generica opposizione alla “casta” e rifiuto della politica, tentano di incarnare la rabbia di una cittadinanza in oggettivo stato di difficoltà.
A questo va aggiunta l’evidente deriva xenofoba dell’opinione pubblica europea, dalla Francia all’Italia, alla Germania alla Grecia, sono molte le formazioni politiche che dell’immigrazione e dei flussi migratori, della loro repressione, del loro controllo, fanno un unico punto di discussione sfociando sempre più spesso nel chiaro e semplice razzismo. Le primavere arabe e l’instabilità della zona mediorientale dettata dal sorgere dell’Isis stanno creando nuove pressioni migratorie a cui l’Unione Europea risponde solo con dispositivi militari e di repressione del fenomeno. Dall’area del Mediterraneo a quella del Centro Europa, per i movimenti diventa importante raccogliere la sfida e disarmare coloro che dall’odio del diverso ricavano la propria forza.

Scioperare Expo ci impone la necessità di fare un passo verso la costruzione di una piattaforma comune europea di alternativa politica e culturale.
L’Europa culla dei primi movimenti operai deve riuscire ad essere il territorio di rilancio della critica e della battaglia contro il nuovo sistema di produzione ed accumulazione di valore che il capitalismo ha creato sulla pelle dei nuovi sfruttati.
Per fare questo occorre trovare dei riferimenti comuni, un linguaggio comune, delle forme di lotta e di partecipazione comuni.

Per un Primo Maggio da ricordare
Crediamo fermamente che le politiche di austerità dettate dalla Troika e dai grandi dell’Europa siano un modo per relegarci alla condizione di sudditi.
Crediamo fermamente che il Grande Evento sia il momento estemporaneo ma eclatante in cui queste politiche possano attuarsi.
Crediamo fermamente che la crisi, se sfruttata da ideologie fasciste, naziste e razziste, possa diventare la miccia di una guerra fra poveri.

Per tradurre il nostro pensiero in pratica, e attaccare le strutture del potere invitiamo tutti e tutte ad unirsi a allo spezzone sociale,

#scioperiamoexpo
#connecttheEuropeanstruggles.

30 APRILE: CORTEO STUDENTESCO NAZIONALE e inizio del campeggio NoExpo

1 MAGGIO: #NOEXPOMAYDAY

2 MAGGIO: MOBILITAZIONI DIFFUSE CONTRO EXPO

3 MAGGIO: ASSEMBLEA PLENARIA GENERALE di lancio della mobilitazione per i 6 mesi di Expo

IL PRIMO MAGGIO 2015 TUTTI/E A MILANO #NOEXPOMAYDAY

MAYDAY, MAYDAY!
Da Milano ad Atene, da Istanbul a Kobane, da Berlino a Madrid, da New York a Melbourne since 1886, the Workers’ World Expo

La piovra ladra – Roberto Piumini
Per catturare la piovra ladra
fu mandata una squadra
di pesci poliziotti.
La presero sul fatto
mentre rubava un baffo
al grosso pesce gatto.
Per poterla arrestare
si dovettero usare
trenta manette.
Ma pare
che dalla sua prigione
in fondo in fondo al mare
allunghi i suoi tentacoli
a rubare.
Li allunga lenti in acqua,
li allunga sulla terra:
quello che trova afferra.
Sono giunti sul mio tavolo.
Tastano lenti e molli tutto in giro:
mi rubano la bir..

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