25 Aprile – Le decine di migliaia in piazza di cui i “media” non hanno parlato

Migliaia nello spezzone di movimento a fianco dei popoli dimenticati.

“Bella, bella la NATO…finché non ti prendi le sue bombe in testa”. Con questa battuta di un giovane ragazzo arabo si potrebbe liquidare la presenza di alcune bandiere del Patto Atlantico alla manifestazione del 25 Aprile di quest’anno.

A sentire i media mainstream (presenti in massa e pronti a lanciarsi come iene su ogni momento di “tensione”) l’unico argomento degno di nota della giornata di ieri in cui, dopo due anni di pandemia, si è finalmente tornati a sfilare nel centro di Milano in decine di migliaia, sarebbe la presenza di alcune (cinque o sei) bandiere della più grande alleanza militare mondiale insieme a quelle ucraine, europee, israeliane e americane presenti in uno spezzone del corteo e le relative contestazioni accesesi qua e là nei loro confronti durante il percorso della manifestazione per la Festa della Liberazione. Insomma, tutto come previsto. Dopo le polemiche delle settimane passate una parte infinitesimale della gigantesca manifestazione milanese si è presa il palcoscenico e le luci della ribalta (in una riedizione delle contestazioni del tristissimo spezzone del PD nel 2017 per le vergognose scelte di Minniti sulle politiche migratorie o andando indietro nel tempo a quello dei DS il 25 Aprile del ’99 quando il partito di D’Alema promuoveva la sciagurata “guerra umanitaria”) con il minimo sforzo e la massima resa.

Sulle altre 70.000 e più persone presenti in piazza nulla da dire ovviamente da parte della stampa con l’elmetto. E nulla da dire sul ricordo dei partigiani milanesi che ieri mattina ha visto attive per le vie della metropoli centinaia e centinaia di persone.

Dicevamo che dopo due anni di pandemia si è potuti tornare alla modalità di piazza abituale dopo che l’anno scorso Partigian* in ogni quartiere era comunque riuscito a “rompere l’accerchiamento” con un 25 Aprile molto liberatorio all’Arco della Pace.

Lo spezzone dalle realtà che si sono organizzate nella sigla “Milano contro la guerra” e che per settimane sono scese in piazza in città contro il conflitto era probabilmente uno dei più partecipati, se non il più partecipato. Presenti moltissimi giovani e giovanissimi a segnalare il fatto che le mobilitazioni delle scuole degli ultimi mesi hanno fatto affacciare alla politica una nuova generazione.

Tante le bandiere della pace, in una quantità che non si vedeva da circa un ventennio, con la memoria che torna ai tempi delle mobilitazioni contro l’invasione dell’Iraq voluta da Bush jr. nella primavera del 2003.

Ma tante anche le bandiere di alcuni popoli che resistono e che, come abbiamo già scritto le settimane scorse sono costantemente dimenticati dall’Occidente. Stiamo parlando dei palestinesi e dei curdi. I primi nuovamente sotto attacco in questi giorni e che quotidianamente subiscono occupazione militare, furto di terre e apartheid da parte di Israele. I secondo totalmente abbandonati alla mercé di Erdogan e del suo esercito dopo essere stati utilizzati come carne da cannone dall’Occidente contro ISIS.

Mentre in Ucraina si entra nel terzo mese d’invasione russa e di guerra con una situazione che sembra trasformarsi in uno scontro d’attrito e di logoramento che si giocherà soprattutto nel Sud del paese e nel Donbass con un tributo di vite umane sempre crescente, da noi si assiste alla paradossale caccia ai filo-putiniani (veri o presunti) a sinistra da parte degli atlantisti di ferro quando, nel silenzio generale, abbiamo una destra che col Presidente russo, fino a ieri ha fatto affari, lo esaltava o andava in piazza Rossa a Mosca con magliette con la sua faccia e che ovviamente, come sempre in questi casi, in questo momento sta volando bassissima gongolando per le divisioni in seno alla controparte.

Noi, per parte nostra, non possiamo che essere contenti che così tanta gente sia scesa in piazza per festeggiare la Resistenza partigiana con un senso di partecipazione e appartenenza molto forte. Una vera e propria giornata di liberazione dopo due anni di Covid e con una situazione mondiale drammatica che ha unito identità e sensibilità diverse accomunate da un comune e profondo sentire sul considerare il 25 la propria festa.

Il tutto si è poi concluso in Famagosta con Partigian* in ogni quartiere che, dal 2008 in poi, ha avuto la capacità di diventare un momento centrale del 25 Aprile milanese.

* foto di Barbara Raimondi

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