No Expo: tutte le ragioni che avreste voluto conoscere (vol.2)

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Anno 2006.
Durante la campagna elettorale per le elezioni comunali Letizia Moratti, candidata del centro-destra, nel suo programma elettorale accenna in un passaggio la necessità che Milano partecipi e diventi protagonista dei grandi eventi internazionali.
Nel Maggio del 2006 il centro-destra vince le elezioni e gli uomini della Moratti si mettono al lavoro.
Nell’Ottobre di quell’anno Milano presenta la sua candidatura per ospitare l’Esposizione Universale del 2015.
Nel 2007 si delinea il tema che guiderà Expo 2015: “Nutrire il pianete, energie per la vita”.
L’avversaria di Milano è la città turca di Smirne.
Il 31 Marzo 2008, presentando un dossier molto simile a un libro dei sogni in cui, tra le altre cose venivano promesse la costruzione della Biblioteca Europea, della Città dello Sport, di 20 chilometri di Vie d’Acqua e di molto altro,  Milano vince la sfida per ospitare l’Esposizione Universale con 86 voti contro i 65 della città turca.

Se molto si è detto di Expo e soprattutto del malaffare che l’ha circondata (corruzione, inchieste, ritardi nei cantieri e via discorrendo), in realtà poco si è detto del movimento di opposizione al grande evento.
Anzi, in realtà qualcosa si è detto, le grandi testate hanno dipinto scenari apocalittici per la manifestazione NoExpo del Primo Maggio paventando la calata di orde di black bloc che come novelli Lanzichenecchi metteranno a ferro e fuoco Milano.
Quando si è parlato di NoExpo raramente si è parlato dei contenuti e spesso si è andati a ripescare il ricordo del G8 di Genova del Luglio 2001 non avendo neanche l’onestà di ricordarlo per quello che è stato, ovvero: “La più grande sospensione dei diritti umani in un paese dell’Europa Occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” (citazione a memoria di Amnesty International), ma citando le vetrine rotte e le auto bruciate.

Sono passati pochi giorni dall’inaugurazione della nuova Darsena e ormai pochissimi ne mancano all’apertura dei cancelli di Expo. Dopo aver intervistato gli studenti della campagna “Io non lavoro gratis per Expo”, Milano in Movimento, in questo secondo capitolo intervista Luca di OffTopic, voce storica dell’opposizione a Expo.

Il Comitato No Expo nasce nel 2007 contro la candidatura di Milano come sede ospitante dell’Esposizione Universale e si sviluppa negli anni diventando Rete Attitudine NoExpo. Già ai tempi della Moratti l’opposizione a Expo sosteneva che l’evento sarebbe stato dannoso per il territorio e anche per i conti pubblici.
Tali convinzioni sono state messe nero su bianco nel libro Expopolis dove si è cominciato a parlare diffusamente del trittico: debito, cemento, precarietà. Tre parole chiave alla quale si è aggiunta quella tipicamente italiana della corruzione.

Negli ultimi anni il movimento NoExpo si è sviluppato investendo anche i territori della metropoli.

La lotta che è riuscita a coinvolgere ampi strati della cittadinanza dei quartieri è quella NoCanal che si è opposta alla costruzione delle Vie d’Acqua previste da Expo e che avrebbero devastato alcuni parchi cittadini come, per esempio Trenno.
Una mobilitazione che ha avuto il suo apice tra il 2013 e il 2014 e che è riuscita a ottenere un forte ridimensionamento dell’opera prevista da Expo.

Altri elementi importanti sono stati la Mayday del 2014 con l’occupazione di The Ned per 3 giorni e una serie di cortei NoExpo in città.

Insolita e capace di mandare in tilt l’onnipresente apparato di sicurezza è stata invece la biciclettata del Luglio 2013 che è riuscita a arrivare proprio davanti alla Villa Reale di Monza dove, al cospetto dell’allora Presidente della Repubblica Napolitano si stava parlando proprio di Expo…

Oltre al lavoro nelle scuole, quest’anno si è nato il progetto NoExpoPride del quale parleremo in un altro capitolo.

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