Il PD milanese sta bloccando la sospensione del gemellaggio con Tel Aviv
Che il PD milanese rappresenti una delle peggiori classi dirigenti politiche italiane non è una novità. Ma, anche quando si tocca il fondo, si riesce sempre a scavare ancora.
A ottobre, il PD ha di fatto impedito la rottura del gemellaggio, rifugiandosi in una decisione tiepida: “riservarsi di sospendere il gemellaggio qualora dovesse essere violata la tregua”. Già questo basterebbe a sollevare più di una domanda: in che modo un’istituzione come il Comune di Milano potrebbe mai ergersi a giudice di un’eventuale violazione della tregua? Dovremmo forse immaginare dei ghisa con l’elmetto a Gaza, mandati ad analizzare gli spari?
Ma si è andati anche oltre. Il culmine della mitomania è emerso tra i banchi del Consiglio comunale, quando il riformista Nahum e il civico Mazzei hanno addirittura proposto di fare ciò in cui le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite hanno fallito negli ultimi ottant’anni: mettere a disposizione il gemellaggio tra Tel Aviv e Betlemme, immaginando che il Comune di Milano possa diventare un attore di pace.
Un comune che da due anni non riesce nemmeno a sistemare una piscina pubblica dovrebbe improvvisamente trasformarsi in giudice di pace e peacekeeper di uno dei conflitti più complessi del panorama politico contemporaneo mondiale. Oppure, più semplicemente, la realtà è un’altra: pur di non interrompere il gemellaggio con uno Stato genocida, ci si è inventati ogni genere di storia e di proposta astrusa, condite di paternalismo e buoni sentimenti, pur di evitare di fare l’unica cosa giusta: condannare lo Stato di Israele, interrompere il gemellaggio, prendere una posizione netta.
Ora sono passati quattro mesi. Non solo il cessate il fuoco e la tregua sono stati violati innumerevoli volte, ma Israele ha nuovamente violato impunemente il diritto internazionale, bombardando un altro paese e rendendosi responsabile di nuovi crimini di guerra, tra cui l’uccisione di centinaia di civili.
A questo punto, che altro serve per attuare ciò che era già stato deciso lo scorso autunno?
* in copertina le cariche davanti a Palazzo Marino il 13 ottobre 2025 giorno in cui si discuteva la rottura del gemellaggio con Tel Aviv, foto di Gianfranco Candida
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Si chiama falsa coscienza, antico vezzo di chi fa finta di mantenere una equidistanza ipocrita.