La fame a Gaza: “Se rimaniamo in queste condizioni ancora per una settimana, moriremo in massa”

Secondo quanto riferito a Middle East Eye da residenti palestinesi, la carestia nel Nord di Gaza, causata dall’assedio asfissiante di Israele, ha raggiunto livelli estremi. Sono state diverse le segnalazioni di persone morte a causa della malnutrizione, compresi neonati La vita di oltre mezzo milione di persone ruota ormai ogni giorno attorno a un unico compito: trovare qualcosa da mangiare. Nel seguente articolo, un residente di Gaza City (che ha preferito restare anonimo) racconta a Lubna Masarwa di MEE la lotta per sopravvivere in una città devastata dalla guerra.

La situazione è davvero dura. Ottenere qualsiasi cosa è diventato un compito impossibile, anche per beni di prima necessità come zucchero, sale e riso. Continuiamo a cercarli ovunque, anche nei vecchi negozi e nelle case abbandonate. Se, e quando, li riusciamo a reperire negli shop, vengono venduti a prezzi folli.

Circa quattro giorni fa sono arrivati 800 sacchi di farina di frumento da 25 kg l’uno. Contando che nel Nord di Gaza ci sono quasi 700.000 persone, ciò significa un sacco ogni 1.000 abitanti.

Mio cugino è tra coloro che sono riusciti a procurarsene uno. Ne ha distribuito parti eque alla nostra famiglia, a ciascuno un chilo di farina. Come tutti a Gaza, io e mia sorella abbiamo mescolato la nostra razione con farina di mais e soia, in modo da aumentarne la quantità.

Ho passato tre ore al mattino ad accendere il fuoco e cucinare l’impasto, ma il risultato finale non è stato buono. Era duro, crudo e aveva un sapore strano. Mia sorella ha iniziato a piangere, ho cercato di calmarla dicendole che potevamo aggiungerci del timo per insaporirlo e mangiarlo così.

In giornata sono poi andato dai miei zii, per provare ad aiutarli ad accendere un fuoco con la poca legna rimasta a Gaza, di pessima qualità. Ci abbiamo impiegato più di tre ore.

Zio non mi è sembrato in forma. Gli ho chiesto cosa non andasse e lui non ha risposto. Più tardi, suo figlio mi ha detto che non aveva mangiato per lasciare la sua razione di cibo ai bambini, era debole.

Al termine di questa giornata lunga e faticosa, un attacco aereo ha colpito molto vicino alle nostre abitazioni. Ero terrorizzato, ci è mancato poco che prendessero anche noi.

Morire in massa

Gaza è al limite delle forze. La situazione è gravissima e le cose peggiorano di giorno in giorno. Siamo oltre la carestia. In questi mesi sono diventato così fragile. Ero un ragazzo sano, andavo a cavallo e correvo. Ora non riesco nemmeno a salire le scale senza sentirmi esausto. Ho completamente dimenticato che sapore hanno cibi come frutta o pollo. Fino a qualche giorno fa avevamo solo riso, e anche quello adesso scarseggia.

Se si riesce a trovare, un chilo di riso costa 80 shekel (20 €), mentre prima della guerra valeva 7 shekel (1,80 €). Stiamo finendo alimenti di base come olio da cucina, lievito, mais e orzo. Anche il cibo per gli animali, che siamo stati spesso costretti a mangiare, è quasi totalmente scomparso. Ogni giorno finisce qualcosa.

Conosco persone che hanno iniziato a mangiare erbe selvatiche. Se restiamo così per un’altra settimana, penso che inizieremo a vedere la gente morire di fame in massa. Una cosa è certa: a Gaza non c’è più nulla. Le persone sane si ammalano, quelle malate muoiono. Non importa se hai soldi o no, se hai immagazzinato più cibo dall’inizio della guerra o meno. È finito tutto, non possiamo girarci intorno, siamo tutti nella stessa situazione.

Morire per le bombe è meglio che morire di fame. Almeno con gli attacchi aerei te ne vai subito. Stiamo continuando a girare e girare ogni giorno, solo per trovare il morso che ci tenga in piedi.

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