Sostegno, cura, solidarietà internazionalista: continua la campagna SOS GAZA

Da quasi 4 mesi nella Striscia di Gaza è in corso un attacco senza precedenti contro il popolo palestinese da parte dell’esercito militare israeliano.
2.3 milioni di persone sono recluse in pochi km quadrati e stanno affrontando la violenza e la ferocia dell’aggressione israeliana, che ha già assassinato più di 25mila persone; si tratta di civili di qualsiasi età e condizione, resi vulnerabili con la distruzione di tutte le infrastrutture e tenuti allo stremo delle forze mentre intorno si continua a bombardare.
Con l’inizio della distruzione massiva di Gaza, il progetto Gaza FREEstyle è stato costretto ad interrompere qualsiasi progetto di scambio culturale per dare il via al progetto umanitario SOS GAZA, una raccolta fondi utile a sostenere le attività di supporto alla popolazione portata avanti all’interno della striscia.
Precisamente, si sono attivate diverse associazioni, singoli, amici e amiche di Gaza conosciute durante le attività di scambio nei 10 anni di progetti a Gaza, che con l’inizio delle violenze hanno dovuto abbandonare i loro lavori e sospendere qualsiasi aspetto della loro vita.
Infatti, tutti loro fanno parte di quell’84% della popolazione che vive sfollata nelle tende, arrangiandosi come può e resistendo ai continui bombardamenti e attacchi militari israeliani.
SOS GAZA ha attivi in questo momento 4 progetti:
1. Servizio WORLD CENTRAL KITCHEN, e cioè la realizzazione di un capannone e di un magazzino per la preparazione, il confezionamento e la distribuzione di 2mila pasti al giorno. Il progetto è seguito da Sami Abu Omar del Centro Vittorio Arrigoni e Mohamed Alamarin, rinomato chef di Gaza.
2. Intervento di distribuzione di aiuti alimentari a nuclei familiari, coordinato da Mohammad Al Majd, farmacista e compagno di Gaza. I prezzi dei beni alimentari sono inaffrontabili a causa della distruzione di panetterie e supermercati da parte dell’aviazione militare israeliana, e a causa del controllo sull’ingresso di beni.
3. Raccolta e spedizione di materiale igienico-sanitario per donne e ragazze tramite un container organizzato dalla rete di organizzazioni AOI. La raccolta, conclusasi il 27 gennaio, è stata organizzata da diverse realtà transfemministe principalmente a Milano e Roma, a cui hanno risposto centinaia di persone in tutta Italia. L’arrivo del container a Gaza è previsto per fine febbraio.
4. Intervento di servizi di pulizia degli ospedali, con squadre di giovani organizzate da Jumana Shahin. Jumana è conosciuta anche in Italia per l’importante ruolo da co-protagonista nel docufilm Erasmus In Gaza, pluripremiato anche a livello internazionale.
Il primo servizio di pulizia e sanificazione è iniziato all’ospedale di Al Aqsa; la situazione sanitaria a Gaza è al collasso ormai da tempo. I medici e il personale sanitario, lavorano in condizioni difficilissime, senza medicine adeguate e provando a salvare più persone possibile.
Il progetto SOS GAZA è sostenuto da diverse realtà solidali con la Palestina in Italia, con attività e iniziative mirate alla sensibilizzazione e al racconto dei progetti attivi.
Per aggiornamenti in tempo reale sui progetti umanitari attivi, costruiti e portati avanti insieme agli amici e le amiche di Gaza, potete seguire le pagine instagram Gaza FREEstyle oppure ACS Italia.
A Gaza non è in corso solo una crisi umanitaria, ed è nostra responsabilità evidenziare le origini di un problema che oggi risulta esclusivamente emergenziale.
Nel territorio che israele controlla da più di 75 anni (le aree della Palestina storica, Gerusalemme Est, le Alture del Golan e Gaza), la popolazione palestinese è stata costantemente cacciata, sfollata, reclusa, perseguitata, assassinata.
La Striscia di Gaza è stata isolata fisicamente dal resto del mondo nel 2007, con l’innalzamento di un muro e il controllo aereo, marittimo e di frontiera da parte dell’esercito israeliano.
Generazioni intere sono nate e cresciute in uno stato di perenne assedio e di guerra, mentre nei campi profughi nati a causa del regime di apartheid sionista, si continua a coltivare e alimentare il senso di ingiustizia e il desiderio di poter ritornare nelle proprie case, oggi occupate dai coloni.
Nonostante questo quadro chiarissimo, molti paesi vedono israele come un amico, come un alleato, come uno stato “democratico”.
Insistono a parlare in termini di “pace” o soluzioni inapplicabili piuttosto che ad agire in difesa delle persone oppresse, delle vittime di razzismo e di terrore di Stato.
Costringono milioni di persone in tutto il mondo ad assistere inermi ad un massacro compiuto con le migliori tecnologie militari e grandi dosi di sadismo contro la popolazione civile di Gaza.
Siamo consapevoli che la causa palestinese non è una questione umanitaria ma è politica, nonostante questo la distruzione massiccia del territorio di Gaza ha richiesto da parte nostra una responsabilità nell’attuare rapidamente un intervento di sostegno urgente.
Oggi a Gaza, al posto degli scambi culturali abbiamo iniziato a inviare soldi per la distribuzione di beni alimentari, al posto di progettare la Casa Internazionale delle Donne abbiamo iniziato a raccogliere assorbenti e salviette intime, al posto di riabbracciare le persone care abbiamo iniziato a organizzare cucine da campo per dare da mangiare a chi è ridotto alla fame dall’embargo totale di beni che israele ha imposto 4 mesi fa.
Raccogliamo fondi per bisogni che vanno al di là della nostra comprensione, manifestiamo chiedendo il cessate il fuoco sapendo che non basterà a restituire al popolo palestinese ciò che ha perso in questi 4 mesi di bombardamenti, e in 76 anni di occupazione della propria terra.
Ma questo non ci impedirà di andare avanti, continuando a portare alta la bandiera della solidarietà internazionalista e intercomunitaria.
Sapendo che L’ultimo giorno di occupazione sarà il primo giorno di pace.
Per donare: https://www.gofundme.com/f/sos-gaza-dona-ora-per-aiutare-la-gente-di-gaza

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