Quasi tutte le persone della flotilla sequestrate da Israele sono state rilasciate

Quasi tutte le persone a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sequestrate nella notte tra il 29 e il 30 aprile dalla Marina israeliana in acque internazionali sono state rilasciate e sono in rotta verso Creta, in particolare verso il porto di Heraklion — compresi gli attiviste e le attiviste delle barche Bella Blu e Zinedinne, della cordata italiana degli spazi sociali. Una notizia che arriva dopo ore di tensione e comunicazioni intermittenti, e che esclude (almeno per ora) lo scenario assolutamente peggiore aperto dall’abbordaggio, ovvero la traduzione di tutte e 175 le persone in carcere in Israele.

Fanno eccezione Saif Abukeshek e Thiago Ávila, portavoci della Global Sumud Flottilla, che rimangono nelle mani dell’IDF e sono probabilmente diretti in Israele per essere “interrogati”. La Global Sumud Flottilla ha chiesto l’immediato rilascio dei due attivisti, rivolgendosi a qualunque governo per pressioni diplomatiche.

Il ruolo del Board of Peace

Il Ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato su X la propria versione dei fatti: la Flotilla sarebbe una “provocazione guidata da Hamas”, l’attività umanitaria a Gaza sarebbe già “gestita dal Board of Peace” in accordo con il Dipartimento di Stato americano. Quanto alle due persone ancora trattenute, Israele accusa Saif Abukeshek di affiliazione con un’organizzazione terroristica e Thiago Ávila di “attività illegale”. La formula è quella classica della criminalizzazione preventiva: costruire una cornice giuridica per giustificare un sequestro già avvenuto. Il governo greco, secondo lo stesso comunicato, avrebbe accettato che le persone liberate sbarcassero sulle proprie coste — un passaggio che Israele presenta come un favore, e che è invece la minima conseguenza diplomatica di un atto di pirateria in acque internazionali.

La missione non è affatto finita

La missione della Global Sumud Flotilla non è affatto conclusa: più di trenta imbarcazioni, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, erano riuscite a sfuggire all’intercettazione e raggiungere Creta. Nei prossimi giorni si comprenderà di più del futuro della missione, dopo il ricongiungimento con le persone sequestrate. Quasi tutte le imbarcazioni intercettate sono state danneggiate gravemente da Israele. Testimonianze raccontano che, dopo averle ancorate, la marina dell’IDF ha distrutto gli alberi, gli strumenti tecnologici e ha riempito i serbatoi di zucchero.

A Milano almeno 5000 persone in piazza

A Milano, ieri sera, la risposta dei movimenti è stata immediata e larghissima, praticamente tutte le organizzazioni della città erano in piazza. Il presidio convocato davanti alla Prefettura, in Largo XI Settembre, si è trasformato in corteo raccogliendo sempre più manifestanti lungo il percorso, fino a bloccare corso Buenos Aires, una delle principali arterie della città. Il corteo ha terminato il percorso in Piazzale Loreto: luogo simbolico della Resistenza, scelto non a caso a una settimana dal 25 Aprile.

La pressione del movimento globale

Le mobilitazioni di ieri — a Milano come nel resto d’Italia e in diverse città europee — hanno contribuito a tenere alta la pressione politica e a mettere in crisi, sul piano internazionale, l’impunità di Israele. In piena continuità con le mobilitazioni dall’autunno scorso, quando le piazze italiane hanno spaventato i governi del Nord Globale, con milioni di persone, per la loro capacità di paralizzare interi paesi: scioperi, blocchi, cortei improvvisati hanno mostrato una forza inaspettata. Il motore di tutto questo è una generazione giovane che non ha mai smesso di lottare, e che anche ieri sera era in strada.

Seguiamo gli aggiornamenti dai canali di Global Sumud Italia.

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