Deposito Bulk – Avere vent’anni

A quest’ora precisamente 20 anni fa stavamo sicuramente facendo una riunione…la riunione che ci avrebbe cambiato la vita, dopo mesi di preparazione finalmente era arrivato il momento.

Due decadi sembrano tantissime, ma sono anche ieri.. forse perché è proprio vero, che quando ci si diverte il tempo passa velocemente.

Il Laboratorio Studentesco Occupato Autogestito Deposito Bulk decide di nascere il 12 Dicembre 1997, dà li nasceranno tante idee, progetti, sogni e cazzate, tutto ciò che ci ha reso indissolubili: Metropolix, Malamanera, Shesquat, RASC, Chainworkers e la Mayday, la prima officina della Critical Mass, il LOA, l’Hackmeeting, i Galattici, il pago alla fragola, il teatro, Tora Bora, Smokerz, 4042, Makaja, gli illegal, B Team, i Bravi Ragazzi, l’occupazione del Parco Sempione, carro spatarro, la musica nei cortei, il tour delle occupazioni di casa, Hasa, Mi Casa, Aus, PalestinaMessicoNizzaPraga, Monnezza Day, Connecta in Garigliano, lo sciopero delle telecamere, la Fronda, tesserini degli sbirri nei cessi, autocombustione delle bandiere delle caserme, i fratelli Michele e Angelo Crastini, il vodka lemon delle decisioni importanti, noi non siamo dell’Uds, l’antifascismo militante, noi 6 miliardi voi G8, occupazione delle scuole private e sassaiole al Provveditorato, Smart Brain Art, Aquari, più cani che cristiani, muro bulgaro, il murales di Carlo Giuliani… ma sopratutto la family.

Non voglio entrare nello specifico, fare analisi o sperticarmi in ricordi..perché sarebbero solo i miei ricordi, la mia visione, invece questa è una storia collettiva, fatta di tanto, di tutto… ma voglio porre sul piatto della bilancia un ricordo e una considerazione.

La critica principale che ci veniva mossa era che più che un collettivo politico ragionavamo e ci comportavamo come una famiglia… a conti fatti avevate ragione, eravamo una famiglia e dopo 20 anni lo siamo ancora, perché dopo che le nostre vite si sono diversificate, i percorsi divisi, quando qualcuno nomina il Bulk ci si illuminano gli occhi, perché é come dico sempre “quando delle persone vanno ai funerali e ai matrimoni insieme ci sarà per sempre un legame”.

Abbiamo camminato sulle teste dei re, abbiamo spadroneggiato nei regni del disagio, siamo stati in giro per il mondo e ci siamo sempre fatti riconoscere.

Su di noi, Jhonni e Wendy Bulk, sono state raccontate leggende metropolitane…alcune forse erano pure vere.

Con Robi nel cuore

“Siamo accaniti a vivere e a volare” (chiaramente la citazione degli Assalti non poteva mancare)

Marti, la Sarda


RICORDI & PENSIERI…

I collettivi, la statale, i cortei, quelli da andare a chiamare nella scuola accanto, la rasc e vaffanculo uds, la sala prove nelle cantine di una scuola occupata.

i cessi da bimbo stile Montessori, il punk, la protesta, le band, Metropolix: una casa. quel merda di “combatto per dio” che ci spacca la serata, chi viene ai rave in ciabatte, le perde e poi piange. La tipa coi capelli viole e la schiena tatuata le compagne incazzate : Milano fa male! Mtv e Franco B alle nostre porte. Evviva i galattici, ciao Galattico! poi Lo sgombero sul giornale ed una nuova occupazione.

Deposito Bulk 2000

Tutto sporco sempre, manca ogni cosa a parte le pareti, la voglia, la corrente, la MAY-DAY PARADE, i topi-montoia, i party, l’azione sul territorio, i laboratori, la scuola per stranieri e di informatica, i pit-bulk, i cani,  il teatro il laboratorio artistico, i volks writers ed i murales collettivi, tora bora, l’università da occupare contro la Moratti, Genova dove hai la conferma definitiva che la forza dell’ordine difende solo il potere, L’antiproibizionismo contro la Fini/Giovanardi ed abbiamo avuto ragione, troppo tardi. i collettivi baschi a smorkers, la stanza nera,il jazz, il cortile gigante, gli shelter ed i propagandhi ed altre mille band. V.A.L.I:S., manu chao e Stelarc. Il generatore di corrente, uno di questi ha anche preso fuoco, 40 42 dove salvi dal coma etilico un essere umano, Malamanera eravamo in 20 con Renato ed in 15 ti sentivi una nazione. Dax, Carlo, Aldro. Chi esce di testa per tornare che si fa rivedere dopo molto tempo e molto cambiato, le torri gemelle, gli aperitivi infiniti. le minacce della polizia in pieno giorno con il centro blindato per uno scambio di battute e la pistola di un poliziotto puntata su 10 ragazzi con le mani alzate che urlano “fallo! vediamo se hai coraggio!”. Gli sbirri in borghese che provano a farsi da re da bere in serata mostrando il distintivo e prendono di tutto tranne che da bere, quelli che il tesserino lo cercano nelle fogne. i cessi che hanno dato vita a piante e sono stati sterilizzati col fuoco. i convegni le paranoie le proposte il lascito dello spazio per dei soldi che hanno coperto i debiti, pagato progetti, sostenuto spazi sociali ed associazioni.

boh più o mano quello che mi ricordo

a presto

RATZO

 

Siamo forti almeno quanto Hulk…RASC, Metropolix, Deposito Bulk!

IL VALE

 

Per me il Bulk è stato un luogo di incontri, scontri risate e amarezze, il luogo in cui ho incontrato l’Amore.

Mi piace tanto raccontare alla mia bambina di papà e mamma al centro sociale e soffro a non poterle far vedere nulla di quel passato.

Noi dopo 20 anni c’è ne ricordiamo, e siamo in tanti, perché il  Bulk è stato un pezzo della nostra vita.

LA SARA ROUGE

 

hardcore, risate, cilum, freddo, cannonau arancione, backstage, band, muro bulgaro, graffiti, smokerz, jazz, elephant, reggae, Tora bora, Street art, rap, bidoni, piazza, fratelli, sorelle, chiusura, feste, vodka lemon, cortei, benefit, vibes e molto altro ma famiglia da 20 anni, always and forever
deposito : bulk = amore : rabbia

LAURAB

Bulk. Questo nome per me e per tanti come me ha significato tutto per circa 8 anni, dal 1997 al 2005 e anche se è tanto tempo che questo nome non identifica più un luogo concreto, fatto di mura e mattoni, continua ad essere un luogo dell’anima, un riferimento affettivo, politico, emotivo ed esistenziale per chi quel luogo l’ha vissuto ed attraversato nei suoi anni ruggenti…
Sì, perché per noi che ne abbiamo fatto parte e che non avevamo nemmeno vent’anni quando l’abbiamo fatto vivere nelle mura spoglie di una scuola abbandonata davanti alla stazione Garibaldi, il Bulk è stato davvero una scuola. Una scuola di vita, di amore, di passione, di politica e di creatività; dentro al Bulk e fuori, in giro per le strade della città, provavamo a costruire spazi di mondo più simili alle nostre aspirazioni lottando, ridendo, litigando, spesso anche piangendo. Non smetterò mai di ritenermi fortunato ad aver incrociato nel momento giusto le vite di persone che ancora oggi, a vent’anni di distanza, considero compagni di strada, una strada che continuiamo a percorrere, per vie ed esperienze diverse, ognuno a suo modo e che forse non avremmo mai intrapreso senza aver preso parte a quel lungo e magico istante durato 8 anni. La Bulk Family continua a spingere, a suo modo!
La canzone che più mi ricorda il Bulk è “Guai a chi ci tocca” dei 99 Posse, la sparavamo a 1000 fuori dalle finestre del piano terra di via Sturzo per farla sentire a tutto il quartiere e ci rappresentava bene, eravamo “uniti, lucidi ed incazzati” per citare una nostra locandina dell’epoca e sentivamo che la città era nostra.
Quella stessa città, la nostra Milano, in vent’anni è cambiata tanto, ma i figli del Bulk sono ancora in giro…non vi libererete facilmente di noi! BULK PRIDE!
DANI_KRASTINI
 

Semplicemente che la tua mail è xxxxx@bastardi.net. Mi pare già un’ottima sintesi dell’esperienza Bulk

LELE DI OBEN

 

Tutto cominciò con gli amari bevuti all’ingresso del primo Bulk, la vecchia scuola dove ora c’è un parchetto inutile. Andavamo al liceo, e occupare una scuola sembrava francamente il massimo. Poi entrammo nel millenium Bulk immenso e gigante, e leggevi che lo scontro non faceva male, ma metteva a nudo l’anima. Ricordo Valis e un rave in pieno centro. Ricordo i Propagandhi lì, proprio lì. Ricordo Tora Bora e i ragazzini che provavano i colori. Smokerz e centinaia di concerti, il palco ridipinto e i fusti di birra. Partite a calcetto e biciclette smontate e rimontate. Ricordo il ritorno da Genova e una murata immensa e colorata, dove ora c’è un muro scrostato. Non conoscevo il kebab e tipo non era di moda, ma mangiavamo da mythos ogni tanto, e non conoscevo molto di computer, ma c’erano gli hacker del Loa dove potevi imparare sempre qualcosa. Abbiamo imparato tanti lavori, dal fare musica a fare grafica, dall’organizzare un concerto a gestire un locale, facendo politica in concreto nel vivere le strade. Ricordo che per andare in vacanza, ci si vedeva davanti al portone e poi si partiva. Ricordo mayday mayday e un primo maggio diverso. Ricordo il labirinto segreto che da Pergola portava al Garigliano, passando per Garibaldi fino al Deposito. Una zona di Milano viva, dove ora ci si annoia tra grattacieli e boschi verticali

RASTABBELLO

Un non luogo come un ponte. Un attraversamento di una costruzione identitaria di confine. Una migrazione tra quello che era stato essere antagonista negli anni novanta, con le nostre sorelle ed i nostri fratelli maggiori di Pergola e Garigliano, e quello che avrebbe significato esserlo nel nuovo millennio con Genova e la repressione a botte di arresti e cocaina. E come migranti non ci sentivamo di appartenere ne alla cultura d’origine ne a quella a venire. Eppure ancora oggi ci riconosciamo, ci sentiamo simili, parte di una tribù dai legami sciolti. E così le nostre identità ormai “mature”, almeno anagraficamente, sì portano con sé quell’esperienza parziale, insolita che è stato il deposito bulk che ci ha sporcato e graffiato ma che suona ancora il nostro soul.

SARA J

La RASC…

Il letame e le agenzie interinali

Il G8 a sedici anni e la mamma in assemblea disperata

E le paternali/raccomandazioni di voi più grandi

Sorrisi

LA CAMI

A me ripensare al Bulk (il primo) fa pensare ad un mosaico, o un puzzle. L’unica esperienza davvero di sperimentaZione di tante realtà,  individui, esperienze e gruppi diversi: la Rasc,  Smart Brain Art, il locale al piano di sopra che faceva le caipiroske, le iniziative anti proibizioniste legate ai rave, gli spettacoli teatrali, le iniziative di associazioni impegnate nel sociale. Il Bulk ha contenuto tutto questo. Per me è un puzzle anche se penso a me stessa, una ragazza composta da tante parti, che, a fatica, cercava di comporre un “quadro” di sé stessa, per crescere: e l’esperienza del Bulk è stata nel bene e nel male, fondamentale.

GIULIA DEL MANZONI

Per me il Bulk è stato la chiave per scoprire Milano. Per noi che l’autonomia l’avevamo letta sui libri e sentita dire da amici di amici, il Bulk è stato un perfetto punto di partenza. Anche la posizione, così vicina al centro e alla Stazione Garibaldi, sembrava fatta apposta per collegare Milano all’operosa Brianza. Al Bulk sembrava ci fosse un posto per tutti e forse proprio il fatto che non avesse una storia e un’identità cosi importante, lo rendeva un po’ più accessibile e ci faceva pensare che avremmo potuto renderlo un po’ anche nostro. Mi ricordo le scelta un po’ casuale del nome, le giornate a “sgrattonare” i muri pieni di umidità o i muri abbattuti per creare degli spazi piu’ grandi, incrociando le dita sperando che non fossero muri portanti. Mi ricordo il freddo, il teatro, le visite delle scolaresche con tanto di assessore Scalpelli e perfino il gusto allora a me nuovo del Chai di Oban. Mi ricordo che, dopo il secondo scritto della maturità, ancora vestita un po’ della festa, sono salita in bici e ho pedalato i venti chilometri che separavano Desio da via don Sturzo per arrivare in tempo per l’assemblea di gestione. Sono arrivata in ritardo, ma al Bulk il tempo era un concetto relativo e probabilmente l’assemblea sarà iniziata 4 ore dopo il previsto.

Due dei ricordi piu’ vividi che ho sono la conferenza stampa e il corteo che ha attraversato il cavalcavia per andare a occupare Metropolix. Ma quella è (quasi) un’altra storia…..

un abbraccio,

ELENA, GEMELLA DI DESIO

 

Credo fosse il ’98 il Bulk era ancora in via Sturzo. Un gruppo variegato di artisti teatranti, videomakers, danzatori-tramvieri hanno dato vita ad un “laboratorio permanente di teatro e di danza”. Grandi idee, molto entusiasmo, le prime installazioni e performances, cercando di conoscere gli altri abitanti di quel luogo magico.

Oben, INTERZONA525, Azimut, LOA, Under…… Era un sorprendente concentrato di idee innovative, una fonte inesauribile di nutrimento per cervelli curiosi e cuori inquieti.

Poi la nascita di Almescabre compagnia di danzavideoteatro, radicata profondamente al Bulk e proiettata verso le scene nazionali e internazionali.
E ancora il 2000, lo sgombero e l’occupazione del nuovo Bulk. Un luogo orribile e meraviglioso, sicuramente il capodanno più allucinante della mia vita.

In quel luogo è nato il Icaro, uno spettacolo bello e folle. Una struttura fatta di tubi innocenti, quelli del Bulk.
Ricordo le serate a Smoker la preparazione di Genova, e lo spettacolo all’Elfo quando siamo tornati per esorcizzare tutto l’orrore che avevamo vissuto.
Mille ricordi che emergono disordinatamente…è quasi insopportabile. Banale ma vero: per me è stato meraviglioso.

LAURA DEL TEATRO

 

Laboratorio occupato autogestito Dep. Bulk, fu interminabile anche l’assemblea per deciderne il nome. Preferivo Arkham Asylum, e a posteriori sarebbe stato un buon nome.
Per molt*, poco più che 15enni, la prima scelta personale. Sul carro spatarro con cui riempivamo le strade in testa al corteo: passo deciso e cuore alto, oltre le barricate, come le tazzine che volarono allo sgombero di mx.
Fare, non provare. E la voglia di crederci…senza tralasciare l’aspetto importante e aggregativo del ludico, che si prese sul serio e sgomitò per essere riconosciuto.
Sperimentare nuovi modi del fare politica e di agire, perché non fosse un mero reagire.
Imparare a prendersi le cose da sé e non sentirsi in colpa nel volerle tutte: dalla fine della guerra in Kosovo al concerto dei Propagandhi, passando spesso per la messa in discussione  di molti paradigmi e metodi ideologici ereditati o voglia di analisi del presente e dei cambiamenti mondiali.
Un risveglio simile a quello di Neo dentro la Nabucodonosor. In ogni caso, a tratti, la casa con cui andare in giro per il mondo…
Intrecci, le differenze messe a profitto. L’idea che complessità e contraddizione, se abitate e agite dentro a  strade, case e relazioni, potessero divenire propulsione per raggiungere nuovi orizzonti.
Anche tante macerie, umane-inumane emotive e non. Ma da quelle ho imparato una cosa preziosa: relazioni e progetti  (che siano viaggi personali o collettivi) hanno vita da fenice senza cura, amore e desiderio.

LAMANU_ZURG

 

Anche se dopo le interminabili e a volte strazianti assemblee del lunedì, anche se poi qualcuno puliva e altri no, anche se alla fine ogni tanto qualche manata la bisognava dare, anche se a volte la si vedeva in modo diverso, anche se io la caga degli incassi da portare a casa da solo di notte in motorino, anche se poi allo sgombero avete fatto arrivare più sputi a me che agli sbirri e tanto altro ancora, non per ultima strade diverse poi intraprese…

CERI

Ho due ricordi:

L’ultima volta che sono uscita da quel portone con la sensazione di un taglio netto, sapendo che non sarei più rientrata. Sentendo una separazione netta di lama. Rabbia e rancore, totale incomprensione.

L’altro è il giorno della demolizione. Voi compatti di striscione e fumogeni sopra quel ponte familiare. Io sotto, in vespa. Comunque presente e comunque col magone. Perché in fondo quella storia è stata per un piccolo pezzo anche mia. Rabbia e solitudine per come era andata. Ma nonostante tutto con un filo a congiungere.

CHIARA COLLINI

Io so che al bulk ho fatto le elementari e che la sala nera era il mio refettorio. ricordo anche che la supplente per 3 settimane quando ero in 3 elementare fu la Betty….la stessa con cui divisi la consolle 20 anni dopo. e sognavo pure da bambino di bruciare la scuola. pensa te la vita che sorprese.

E rifarei tutto

LUCA CREPES

La prima esperienza autogestita vissuta dall’interno – l’allegra confusione di una grande federazione di progetti diversi che si ritrovavano in un percorso comune – la voglia di inventare e inventarsi continuamente – le risate e gli scazzi, gli sbattimenti e le soddisfazioni raccolte, le amicizie destinate a durare nel tempo – un viaggio importante, fatto di crescita e scoperta di sé – soprattutto, il senso di appartenenza a una comunità umana, nonostante le differenze.

MARTIN

Pensare a vent’anni fa, quando vent’anni tra noi non ce li aveva quasi nessuno. Difficile sfuggire alla retorica, non essere banali. Ancora più difficile è dare la giusta dimensione agli episodi che si affollano nella memoria. Una serata grandiosa? Una manifestazione oceanica? Un volantino bellissimo? Ma quanto bellissimo, quanto oceanica, quanto grandiosa? Non ha molto importanza, e comunque il metro degli adulti che siamo oggi è del tutto inservibile per dare conto del senso di pienezza, di potenza, di comunità che allora chiamavamo vita. Io so solo che quei quattro muri possenti, quelle aule grandi con le finestre affacciate sul giardino, sono state il teatro di tutte, o quasi, le mie prime volte: la prima volta che ho spazzato un pavimento lurido, la prima volta che mi sono sbronzata di tequila, la prima connessione a internet e il primo “cablaggio”, la prima volta (immeritatamente) su un palco scenico. La prima volta in cui mi sono sentita grande, e piena di amore.

DIANA DELLA RASC

È incredibile come a vent’anni di distanza molto di quello che faccio e penso sia nato lì.
Per comprendere il Laboratorio Occupato Autogestito Deposito Bulk e quello che da esso ancora oggi si genera servirebbe un trattato. A me basta ricordare la potenza generata da un gruppo di ragazze e ragazzi per il semplice fatto di esserselo permesso.

MAX CALESINI

A km e anni di distanza tutto ciò che ho imparato nella “squola” Bulk prende forme sempre più incredibili…lascia tracce profonde..semina utopie contagiose

FRA RIVA

 

Dopo vent’anni restano i bulkaniani e le bulkaniane.

Da sempre perle rare

mai cocci da tenere insieme

FARMA

Quando hai 18 anni, pochi soldi in tasca e una vita radicata in Brianza, Milano e’ un posto lontano al termine di un binario del treno. Dall’altro lato del binario, a Nord, ci sono la linea netta del Resegone nei giorni di bel tempo, gli amici di sempre, un liceo di provincia, e un collettivo nuovo nuovo che hai contribuito a fondare. Nel lato Nord del binario sei la “Gemella del Classico” che tutti conoscono, nel lato Sud non sei nessuno.
L’idea del Bulk (o del “Laboratorio Studentesco”, come lo si chiamava allora) entrò nella mia vita un pomeriggio di autunno. L’occasione fu una riunione della Rasc: la “Rete Autogestita Studenti e Collettivi”, il cui acronimo, ho sempre pensato, sembrava ideato apposta per descrivere gli adolescenti ruvidi e un po’ brufolosi che la componevano.
Il giorno dell’occupazione, come, d’altronde, il primo giorno di elementari, il giorno della vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio e tanti altri “giorni memorabili” di questo tipo, io ero altrove, e precisamente a casa, a collezionare occasioni perse. Ricordo la luce fioca, un minestrone nel piatto e poi uno squillo di telefono a rompere il silenzio. “Dove cazzo siete? – gridò Hanay dall’altra parte della cornetta – trovate un cazzo di modo per venire qui, subito!”.
Io e Elena lasciammo il minestrone, trovammo un amico con la patente e andammo immediatamente. Dal momento in cui varcai la soglia della scuola in via Sturzo, Milano, e con lei la donna che sarei diventata, mi sembrarono improvvisamente molto più vicini. In fondo, “bisogna avere una casa per andare in giro per il mondo”.
LAURA, GEMELLA DI DESIO

Ciao a tutti, vorrei riuscire a scrivere due righe ma forse avete già scritto anche per me. Una cosa a cui penso spesso è  che chi ha fatto questa esperienza ha imparato a lavorare per qualcosa che si misura nella collettività, nella qualità delle relazioni, nell’idea progettuale, nel tentativo di costruire altro, qualcosa che non è monetizzabile. Sembra banale ma credo che questo bagaglio sia fondamentale anche per la consapevolezza di quello che significa lavorare oggi. Distinguere in che direzione va il nostro sforzo e il valore che è necessario attribuirgli, sia esso in costruzione di senso o in monetine, è importante. Mi auguro sempre di unire le due cose ma non sempre ci si riesce. Diciamo che al Bulk ho imparato che sbattersi per qualcosa di comune ti da una ricchezza che sta a te saper investire e mi sembra che molti di noi ci siano riusciti. Vi abbraccio sempre.

YURI DEI MINNIES

Contributo di Eduzzo

Bella iniziativa. Riporta alla memoria ciò che ci sembra lontano ma che vive ogni giorno nelle nostre azioni. Ricordaci da dove veniamo e dove andiamo.

BUSSOLA

Nel primo periodo pre occupazione andavamo in giro a recuperare materiali tipo scrivanie e altro che potesse servire. Così una volta capitiamo in una fabbrica in dismissione. Fra le varie, tiriamo su una scatola piena di cartelli che erano serviti per dividere e nominare gli spazi della fabbrica e tra questi ce n’è uno con scritto “Deposito Bulk”. Suona bene, suona sovietico. Qualcuno (Max?) pensa di proporlo come nome per il Laboratorio studentesco appena occupato.

Quella sera torno a mangiare a casa e chiedo a mio padre che ha fatto cantieri tutta la vita, che cosa vuol dire “bulk”? “Sono materiali sfusi, non confezionati e di vario tipo” , mi dice e io penso “Socialismo e molteplicità: perfetto!”.

Naturalmente io avrei preferito Arkham Asylum, perché sono un nerd romantico prima ancora che comunista ma l’assemblea deciderà diversamente.

Quel cartello, piccolo, bianco e con la scritta in rosso, è rimasto attaccato alla porta del Bulk per diverso tempo, poi l’ho perso di vista. Non so che fine abbia fatto e una parte di me spera che se lo sia tenuto qualcuno. Un’altra parte spera invece che sia bruciato con il portone e che sia allo stesso tempo rimasto a ognuno di noi.

Bho, poi è anche facile che ricordi male e che le cose siano andate diversamente. La memoria, a me, si impasta spesso con le emozioni.

Negli anni ho smesso di fare politica attiva ma non ho mai smesso di considerarmi parte di tutto quello. Di considerare tutti coloro che hanno fatto parte di qell’esperienza come fratelli e sorelle. Credo che questa città faccia un po’ meno schifo anche grazie a quello che siamo stati e che ancora oggi, qualche manipolo di coraggiosi e intrepidi pirati, tenta di essere.

Certo, è facile che c’entri anche la malinconia ma credo che, al netto dei miei vent’anni di allora e dei vent’anni trascorsi, quell’esperienza abbia trafitto me e molti altri in modo permanente. È stato il periodo in cui quello in cui credevo e che sognavo ha smesso di essere solamente un’idea e ha avuto corpi e volti. Ha avuto una casa.

RAFFA

Contributo di Carletto

Vorrei che la memoria ricordasse le milioni di emozioni che ho provato durante gli anni di bulk (1 e 2). Vorrei che le mie parole supportassero le milioni di idee ed azioni che insieme abbiamo intrapreso.

Purtroppo non mi viene molto altro da aggiungere ai tanti che hanno già testimoniato la bellezza del bulk nella sua filosofia di vita. L’educazione, il rispetto di idee, la congregazione, la perseveranza, la lotta e la difesa di quegli stessi ideali che ci hanno reso unici in un contesto cittadino che all’epoca (forse come oggi) era retrogrado, statico e corrotto.

Il bulk per me è stato tutto ed il contrario di tutti. La formazione di ciò che sono oggi l, la devo al bulk ed agli splendidi compagni e compagne che mi hanno accettato senza condizionamenti o false retoriche.
Il bulk è stata una scuola di vita che ancora oggi sento presente nelle mie azioni quotidiane.
Il bulk è vita.
Una cosa che mai dimenticherò è l’odore del bulk. Incredibile vero?
Un abbraccione
CARLETTO

 

Contributo di Annina l’argentina

 

Contributo di Jason di Malamanera


Assedio studentesco al Collegio San Carlo di Corso Magenta il 27 Novembre 1998

ALCUNI RACCONTI IN ORDINE SPARSO…

Millennium Bulk

Sensazione Y

La prima volta

Quella volta che salvammo la vita di un agente di Pubblica Sicurezza

Fratelli

Un po’ della mia Metropolix…

May Day: dal 2001 ad oggi…

Venivano giù che era un piacere…

Demolito l’ex Deposito Bulk…fare i conti con la propria storia!

Non è una questione privata


VIDEOS

 

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