Know your enemy. Cronache dal corteo nazionale di Milano
Oltre 10.000 persone hanno risposto al nostro appello per una grande piazza popolare contro le Olimpiadi invernali e il loro modello insostenibile.
Una piattaforma ampia e plurale, composta da movimenti e spazi sociali, reti dello sport popolare, associazionismo di città e montagna, alpinismo critico, comitati di lotta per la casa, sindacati di base, partiti della sinistra radicale, movimenti di solidarietà con la Palestina e comunità palestinesi, studenti e studentesse, giovani e giovanissime. E soprattutto: abitanti dei quartieri popolari e comunità di montagna, lavoratrici e lavoratori, precari, attivist* che da anni lottano per la difesa di territori e ambienti, denunciando malgoverno e assenza di trasparenza su grandi eventi e grandi opere imposte per interesse di pochi a danno dei molti, privatizzando interi pezzi di città pubblica e saccheggiando le risorse naturali comuni, come acqua e paesaggio.
Il corteo è partito con la “marcia dei larici”, a rappresentazione dei 500 alberi di Cortina abbattuti per fare posto alla inutile pista da bob. Lungo il percorso è stata denunciata la presenza dell’ICE e di Israele, è stata fatto un sanzionamento pirotecnico al villaggio olimpico sorto privatizzando l’ex scalo ferroviario di Porta Romana; abbiamo segnalato la chiusura e la privatizzazione del mercato comunale di piazza Ferrara a Corvetto, simbolo dei piani di espulsione dei ceti popolari dal quartiere.
In questo contesto, abbiamo deciso di rilanciare la parola d’ordine dei grandi scioperi dello scorso autunno: blocchiamo tutto – nel nostro caso, la Tangenziale Est di Milano, al suo ingresso da piazzale Corvetto. Un imponente dispositivo di Polizia, che già negli scorsi giorni aveva paralizzato la città per fare posto ai fascisti dell’amministrazione Trump e alla delegazione dello Stato genocida di Israele, militarizzando i quartieri popolari di Corvetto e San Siro, ha risposto con lacrimogeni ad altezza d’uomo, cariche violente, idranti sulla folla. Il corteo è rimasto compatto e ha poi deciso di spostarsi insieme verso Brenta dove si è sciolto, per tornare al PalaUtopiadi (ex PalaSharp). 6 persone sono state fermate durante le cariche e poi rilasciate con denuncia a piede libero. Nel bilancio segnaliamo anche 2 fogli di via da Milano e 15 ferit* di cui 4 ospedalizzat*.
Dice Meloni: “Chi manifesta contro le Olimpiadi è nemico dell’Italia”. Ci domandiamo dunque: chi è “nemico” di chi? “Dell’Italia”, non sappiamo cosa voglia dire. Ma sappiamo che questo governo, il più servo delle autocrazie occidentali straniere come gli Stati Uniti di Trump, lo è di chi in Italia ci abita, lavora, studia, è sfruttato, non può pagare l’affitto e non può curarsi. Senza distinzioni tra persone di origine italiana o migrante.
Meloni parla del grande sforzo portato avanti per sostenere la macchina olimpica: è vero, ed è quello della collettività, di chi vive nelle zone olimpiche e di tutto il Paese che pagherà il debito pubblico causato dalle Olimpiadi; di tutta la manodopera gratuita che si deve pagare la casa o delle squadre di sanitari e lavoratori/lavoratrici dei trasporti costretti a turni massacranti, per non parlare di tutto l’indotto – lavoratrici di alberghiero e ristorazione che sostengono realmente lo sforzo olimpico.
Noi abbiamo portato in piazza oltre 10mila persone, con contenuti chiari e a difesa dei territori, dei loro abitanti e di chi se ne prende cura contro le svendite e le devastazioni sostenute da chi ci governa. E abbiamo rivendicato le pratiche di conflitto e di espressione del dissenso, riprendendoci le strade, nonostante la ulteriore stretta repressiva di un governo che considera un problema di sicurezza e ordine pubblico la voce di chi sta in basso e protesta.
Solidali e complici con l* fermat*
Riprendiamoci le Città/ Liberiamo le montagne
CIO – 8 febbraio 2026
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