34 persone della Global Sumud Flotilla ferite dall’IDF e dalla polizia greca
Gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flottilla rilasciate questa mattina dall’IDF sono arrivate a Creta, ma la loro odissea non è finita. La polizia greca le ha separate su diversi bus con l’obiettivo di facilitarne il rimpatrio forzato, in quello che sembrerebbe essere l’esito di un’intesa tra il governo greco e quello israeliano.
Le testimonianze, pubblicate in un video sulla pagina Instagram dell’organizzazione, raccontano di torture e condizioni disumane durante le 40 ore di trattenuta nelle mani dell’IDF: stanze allagate appositamente, cibo insufficiente, costrette e costretti a stare sedute sul pavimento. I pestaggi si sarebbero intensificati dopo il tentativo di resistere nonviolentemente alla separazione e alla trattenuta di Saif Abukeshek e Thiago Ávila.
Dalla conferenza stampa indetta dalla Global Sumud Flottilla, emerge che sono 34 le persone ferite (3 italiane) di cui 4 in condizioni gravi, ricoverate in diversi ospedali dell’isola — probabilmente maltrattate anche dalla polizia greca, che li tratta come prigionieri e non come cittadini e cittadine liber*. In questo momento, sono proprio le persone ospedalizzate le uniche in contatto con l’esterno: le altre sono isolate.
All’aeroporto di Heraklion, destinazione di alcuni dei bus, le compagne e i compagni greci hanno organizzato un presidio di solidarietà per bloccare i rimpatri. La situazione è critica: la Grecia è paese membro dell’Unione Europea e non può legalmente rimpatriare in modo coatto persone che non hanno commesso alcun reato (al massimo, verrebbe da dire, hanno subito azioni criminali). Eppure sta accadendo.
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